Danovaro: 100 anni di genomica, disciplina importante e ancora giovanissima

Valentina Di Paola
15 Set, 2021
In evidenza | News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 15 set. – “Credo che la genomica sia una disciplina fondamentale per il benessere della vita sulla Terra, perché offre una serie di possibilità che stiamo solo iniziando a comprendere. Nonostante questi 100 anni di studi, infatti, abbiamo ancora tantissimo da imparare”. Lo spiega Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine e presidente del Consiglio scientifico del WWF e tra gli ideatori della Conferenza internazionale “100 anni di genoma”.

Danovaro con Julie Maxton esecutive director Royal Society di Londra e Giacomo Bernardi

Promosso dall’Accademia delle Scienze detta dei XL  e dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, il Simposio è articolato in due giornate, volte a illustrare la storia, l’impatto e gli scenari del secolo del genoma, e a discutere gli obiettivi futuri. Organizzati in modalità ibrida, gli incontri prevedono dibattiti in presenza e diretta streaming via zoom. “È davvero bello tornare in presenza – commenta Danovaro – stiamo riscoprendo quanto sia importante interagire, non solo durante le discussioni scientifiche, ma anche nei momenti di presentazione, nella condivisione di un semplice caffè, che può portare allo sviluppo di progetti di ricerca futuri e a collaborazioni in divenire”.

Questo convegno – continua – ha un’importanza storica, perché abbiamo evidenziato quanto ancora sia giovane la genomica nonostante gli ultimi 100 anni di ricerca e la crescita esponenziale che negli ultimi anni ha caratterizzato la produzione di informazioni, articoli e scoperte. Sappiamo che molti segreti dell’umanità e della natura sono scritti nel DNA, e quindi nei genomi”. Dal convegno emerge che la scienza è stata in grado di mappare fino ad oggi il genoma di pochissime specie, ma ci ha consentito di capire alcune delle fragilità degli esseri viventi a partire dall’uomo. Ma allo stesso tempo è fondamentale comprendere anche le possibilità che la ricerca genomica offre.

Ci sono organismi marini che possono vivere fino a 600 anni – afferma Danovaro – il loro genoma potrebbe aiutarci a capire se e come replicare una maggiore longevità anche all’uomo. La genomica è una disciplina che pone obiettivi a mio parere molto più importanti di qualunque missione spaziale, perché decifrare la vita degli organismi del pianeta rappresenta la chiave per proteggere tutte le forme di vita sulla Terra”. “Grazie alla genomica inoltre potremmo essere in grado di migliorare l’adattamento ai cambiamenti climatici, capire come affrontare malattie, risolvere condizioni cliniche, patologie e future pandemie. Il sequenziamento del genoma è ormai una pratica routinaria dal punto di vista tecnico, che ci mette di fronte alla possibilità di produrre una quantità di informazioni senza precedenti”.

Il rovescio della medaglia, spiega l’esperto, riguarda la necessità di definire gli scopi e i fini etici della disciplina. “Questo tipo di conoscenza – ribadisce lo scienziato – implica la possibilità di manipolare il DNA anche per obiettivi non leciti, per questo è fondamentale un’attenta normazione delle attività che potranno e non potranno essere portate avanti in questo ambito. Capire il genoma significa svelare segreti, e, come la maggior parte dei campi di ricerca, ottenere strumenti che possono essere utili per il bene dell’umanità, ma anche per metterla a rischio”. “Lavorare con l’elemento che decifra la ragione stessa dell’esistenza – precisa Danovaro – richiama tutti gli attori coinvolti a una grande responsabilità. La genomica ci permetterà di sviluppare terapie geniche, in grado di curare malattie e patologie che oggi non siamo in grado di trattare. Ma allo stesso tempo potrebbero anche portare alla realizzazione di organismi ‘Frankenstein’, potenzialmente dannosi per l’ambiente, gli ecosistemi o, nel caso di produzione di nuovi patogeni in laboratorio, per l’umanità stessa”.

Commentando le possibilità della disciplina, il presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn spiega che sarà fondamentale comprendere appieno le interazioni del DNA con l’ambiente.Sappiamo che vivere in un ambiente pulito e seguire un’alimentazione sana possono, attivando alcuni geni e silenziandone altri, alterare non solo la nostra fisionomia, ma anche migliorare le aspettative di vita. Abbiamo scoperto che il genoma è fortemente influenzato dagli stimoli ambientali, in questa ottica la transizione ecologica acquista una rilevanza ancora più grande perché rappresenta un’opportunità per ridurre i costi sociali dovuti alle spese sanitarie, e per migliorare le condizioni di tutte le forme di vita sulla Terra e nel mare, uomo incluso”.

Ci sono ancora moltissime sfide che dobbiamo affrontare – conclude Danovaro – abbiamo raggiunto risultati impressionanti sul genoma umano, ma conosciamo il genoma completo di poche decine dei milioni di specie che abitano il pianeta. Ora l’obiettivo è più ambizioso, e riguarda il sequenziamento di molte altre forme di vita. Sappiamo che la maggior parte dei genomi ancora da decifrare si trova negli oceani, possiamo cominciare da lì, ma per raggiungere questi importanti traguardi sarà necessario un accordo globale tra tutti i ricercatori e le altre parti coinvolte. È un messaggio rivolto anche al nostro Governo affinché si faccia portatore di iniziative in questo senso“. (30Science.com)

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