La circolazione atlantica in crisi verso un punto di non ritorno

5 Ago, 2021
Valentina Di Paola
In evidenza | News | Transizione ecologica

(30Science.com) – Roma, 5 ago. – L’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), o Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, un fenomeno di circolazione delle correnti marine responsabile delle temperature relativamente miti in Europa e legato ai sistemi meteorologici di tutto il mondo, potrebbe aver perso stabilità nel corso del secolo scorso.

Questa l’allarmante ipotesi – che richiama quella del film “The Day After Tomorrow” – emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, condotto dagli scienziati del progetto Tipping Points in the Earth System (TiPES), un modello di previsione dei punti critici sulla Terra. 

Il team, guidato da Niklas Boers dell’Università di Copenaghen, ha elaborato modelli e simulazioni per valutare la stabilità del fenomeno in base a una serie di fattori, come la salinità o la temperatura dell’acqua.

L’AMOC, spiegano gli autori, è sistema di circolazione chiave dell’Oceano Atlantico, contribuisce alla migrazione del calore dalla regione tropicale all’emisfero settentrionale trasportando masse di acqua calda verso Nord sulla superficie e correnti fredde verso Sud sul fondo dell’oceano.

Una destabilizzazione significativa in questo sistema, sostengono gli esperti, potrebbe provocare un raffreddamento diffuso in tutta l’Europa del Nord oltre a serie di problematiche climatiche e ambientali. 

La perdita di stabilità – osserva Boers – potrebbe implicare che l’AMOC si stia avvicinando alla sua soglia critica oltre la quale potrebbe verificarsi una transizione brusca e potenzialmente irreversibile dei modelli di circolazione”. 

“L’afflusso di acqua dolce dovuto alla fusione dei ghiacciai in nord Europa – commenta il ricercatore – potrebbe accelerare i processi di destabilizzazione. È fondamentale raggiungere una comprensione migliore di questi fenomeni e delle proiezioni per i prossimi anni. Speriamo che i nostri risultati possano contribuire a sensibilizzare sull’importanza della problematica dei cambiamenti climatici antropogenici”. 

I modelli climatici sono degli strumenti fondamentali per capire i cambiamenti climatici globali e regionali. L’idea di utilizzare indicatori indiretti rappresenta un’intuizione innovativa”, ha spiegato Andrea Storto, ricercatore presso l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISMAR). 

Sono in corso annosi dibattiti sulla possibilità che l’AMOC possa destabilizzarsi o addirittura fermarsi – sostiene il ricercatore – i modelli e le simulazioni restituiscono risultati differenti e a volte contrastanti. Questo lavoro si pone l’obiettivo di colmare alcune lacune, utilizzando alcuni indicatori indiretti, come la variazione della salinità e della temperatura superficiale, per stimare il rischio di alterazione della circolazione”. 

Polar bears close to Polarstern. 3 October 2019, Stefan Hendricks CREDIT Alfred-Wegener-Institut

Il fenomeno, tuttavia, commenta l’esperto, è molto difficile da rappresentare nei modelli climatici per la sua complessità e anche perché i record e misurazioni dirette iniziano solo meno di venti anni fa, non abbastanza per dedurre il segnale dei cambiamenti climatici.

Gli autori ipotizzano che l’AMOC si trovi vicino a un tipping point – aggiunge ancora Storto – una soglia oltre la quale le conseguenze sarebbero irreversibili. Abbiamo anche bisogno di modelli climatici più precisi – conclude Storto – per descrivere l’impatto dei cambiamenti climatici sull’AMOC. Gli scienziati suggeriscono infatti che la fusione dei ghiacciai possa contribuire ad accelerare il rallentamento della corrente, aumentando la presenza di acqua dolce nelle masse d’acqua fredde nei pressi della Groenlandia e indebolendone il deflusso verso l’equatore”. 

L’AMOC è un sistema complesso – spiega Antonello Pasini, fisico del clima presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) – non avanza in maniera graduale, e una volta superata una determinata soglia il suo comportamento potrebbe cambiare bruscamente. I modelli suggeriscono che potrebbe rallentare o fermarsi, e che potrebbe essere anche già successo in passato, ma non abbiamo molti dati a disposizione sulla storia della circolazione atlantica. Il lavoro degli scienziati si propone di colmare alcune di queste lacune e scoprire se siamo vicini a un cambiamento di stato”.

Il sistema è come un motore che permette il ricambio di masse d’acqua calde e salate con altre fredde e piu’ dolci su scala globale

Uno schema della circolazione a ribaltamento meridionale

L’acqua calda proveniente dall’equatore migra verso nord in superficie – precisa il ricercatore – e durante questo movimento l’H2O pura evapora, aumentando la concentrazione di sale marino nelle masse acquatiche, che diventano più pesanti. Le correnti fredde del nord, quindi, a causa della presenza del sale, tendono a scendere verso il basso e tornano verso l’equatore, non più in superficie, ma più a fondo. Questa circolarità influenza il clima mite tipico del Mediterraneo ma anche altre zone del mondo, come gli Stati Uniti e il Canada. La fusione dei ghiacci, però, secondo quanto emerge da questo studio, potrebbe contribuire all’afflusso di acqua dolce nelle acque vicine al polo”. 

In questo modo, sostiene lo scienziato, non si creano i presupposti per la circolazione equilibrata delle masse fredde e calde, perché, a causa della presenza di acqua dolce, più leggera della salata, l’acqua non ha più la forza di inabissarsi, e il trasporto di calore potrebbe interrompersi. 

Le conseguenze di questo evento – commenta Pasini – potrebbero non solo rendere molto meno temperato il clima nel nord Europa, ma anche destabilizzare la fascia del Sahel, in Africa, da dove proviene la maggior parte dei migranti che sbarcano in Italia. L’estrema siccità che ne deriverebbe renderebbe ancora più complicata la situazione climatica in questa regione. In altri termini, la destabilizzazione della circolazione atlantica avrebbe implicazioni sui sistemi climatici di diverse parti del mondo”. 

Credo che questo articolo sia molto importante – conclude – utilizzare delle misurazioni indirette per stabilire il grado di instabilità dell’AMOC potrebbe essere molto utile per riconoscere eventuali segnali premonitori del raggiungimento della soglia limite oltre la quale le conseguenze potrebbero causare problemi climatici e ambientali diffusi”.(30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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