Eurac Research fa il punto su finanze, tecnologie e politiche della mobilità elettrica

25 Ago, 2021
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(30Science.com) – Roma, 25 ago. – A luglio la Commissione europea ha proposto di vietare la vendita di auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Le reazioni generali sono state perplesse quando non allarmate, ma secondo i ricercatori di Eurac Research la svolta definitiva in questa direzione sarebbe già in atto. Negli ultimi due anni i dati della mobilità elettrica si sono impennati, tanto che le previsioni del settore non tengono il passo dei fatti. Solo tra il 2019 e il 2020 la percentuale delle auto elettriche a batteria sul totale di tutte le auto immatricolate in Italia è passato dallo 0,6 al 2,3 per cento, circa quattro volte tanto. È vero: sono numeri ancora bassi, ma l’evoluzione è molto veloce persino in un Paese in ritardo rispetto ad altre realtà europee (in Norvegia le auto elettriche superano già il 50 per cento nelle nuove vendite). C’entrano tecnologie sempre più sofisticate con costi in calo, le strategie dei governi e delle case automobilistiche. Quando sono nate le auto elettriche? Sono affidabili? Sono davvero green? Funzionano per il trasporto merci? Come si posiziona l’Alto Adige nel contesto generale? Un dossier di Eurac Research, disponibile sul magazine online del centro di ricerca, risponde in modo chiaro e sintetico a queste e altre domande con il supporto di infografiche e timeline.

La mobilità elettrica non è una invenzione di oggi. Nel 1900 il 38 per cento delle auto in circolazione negli Stati Uniti era alimentata con energia elettrica. Del resto, il primo veicolo con motore elettrico era stato inventato in Scozia nel 1832, cioè 33 anni prima delle auto con motore a scoppio. Furono i costi stracciati del petrolio e delle catene di montaggio di Ford a invertire la rotta negli anni trenta. Oggi si prospetta un ritorno alle origini. Da qualche mese a questa parte le principali case automobilistiche – da Volkswagen a General Motors, passando per Fiat, Ford e Jaguar – stanno annunciando di voler vendere solo auto elettriche nel giro di dieci-quindici anni. “Tesla è stata la prima azienda a intuire che le auto elettriche per avere successo devono essere belle e potenti e, soprattutto, che la svolta ambientalista deve essere abbinata all’interesse del mercato, altrimenti è circoscritta all’idealismo di una minoranza”, sintetizza Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research e coautore del dossier. “Oggi, apparentemente all’improvviso, ma in realtà dopo anni di attente valutazioni economiche, anche le grandi aziende prima diffidenti sembrano valutare i rischi del cambiamento come più bassi dei rischi di rimanere ancorati al vecchio sistema”.

La sensibilità per l’ambiente aumenta e le politiche di sempre più governi prospettano tempi duri per i business tradizionali – con maggiori tassazioni e divieti. In aggiunta, le tecnologie si affinano.

Il motore elettrico è di per sé semplice e non richiede grandi cure; si eliminano diversi liquidi e i rispettivi ricambi di un auto tradizionale e si riduce in modo sostanziale il costo di manutenzione. Anche rispetto alle prestazioni i livelli sono molto alti. Nel 2020 Eurac Research ha svolto uno studio sul servizio di trasporto pubblico in Alto Adige mappando in modo accurato distanze, dislivelli e pendenze di tutte le 235 linee attive: ne è risultato che, scegliendo tra quelli più opportuni tra i modelli in vendita, gli autobus a zero emissioni (sia elettrici, sia a idrogeno) potrebbero garantire la maggior parte delle tratte anche nelle condizioni peggiori, cioè autobus pieno di persone sulla pendenza massima in una giornata invernale di maltempo.

I maggiori margini di miglioramento tecnologico si hanno sulle batterie. In realtà già oggi la paura di rimanere a piedi, che tecnicamente si chiama “range anxiety”, è in linea di massima senza fondamento. L’autonomia media delle auto in commercio, tra i 200 e i 400/500 km, è nettamente superiore al chilometraggio percorso in media ogni giorno in Italia secondo quanto calcolato da una ricerca europea (50 km), e sono sempre di più i modelli che arrivano a 600/650 km di autonomia.

Anche i costi stanno scendendo: i prezzi delle batterie sono calati dell’85 per cento dal 2011 a oggi. Quando stoccare un kilowattora di energia costerà meno di 100 dollari, un’auto elettrica costerà meno di un’auto diesel o a benzina; nel 2020 ci volevano 137 dollari.

Il prezzo, in effetti, è ancora uno dei principali deterrenti all’acquisto, malgrado in provincia di Bolzano si spendano fino a 10.000 euro in meno rispetto al prezzo di listino, grazie alle integrazioni agli incentivi statali. Una indagine svolta da Eurac Research nel 2020 ha interpellato 500 persone residenti in Alto Adige: la maggioranza dubita di comprare un’auto elettrica nei prossimi dieci anni (il 29 per cento ha dichiarato “sicuramente no” e il 34 per cento “probabilmente no”) e le resistenze riguardano soprattutto i costi elevati e i dubbi sull’autonomia.
Non si può certo parlare di entusiasmo, ma tra i giovani l’apertura al cambiamento è maggiore  e poiché oltre il 60 per cento del parco auto è piuttosto datato, è facile che al momento del prossimo acquisto le condizioni che fanno dare oggi risposte più scettiche si saranno risolte”, spiega Sparber. “Abbiamo simulato vari scenari: già nel 2025 il 50 per cento delle auto vendute in Alto Adige potrebbe avere solo motore elettrico”.

I vantaggi ecologici a livello localizzato sono palesi, specie nelle grandi città o in un territorio come l’Alto Adige dove il traffico è il maggior imputato per la produzione di CO2: i veicoli elettrici infatti non generano emissioni e si eliminano fumi e smog. Si pone tuttavia la questione delle emissioni legate alla produzione delle auto – batterie incluse – e dell’energia elettrica che serve per alimentarle. Il dossier di Eurac Research riporta in una chiara infografica i risultati di uno studio secondo il quale, tenute in considerazione tutte le emissioni indirette, in media in Europa le emissioni provocate da un’auto elettrica sono quasi tre volte meno quelle di un’auto tradizionale. In Svezia, dove l’energia elettrica viene prodotta in larga parte con energie rinnovabili la riduzione è ancora maggiore; in Italia, dove il mix di fonti non è così green, il vantaggio è invece meno marcato.(30Science.com)

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