Dennis Wesselbaum, economista presso la Otago Business School, da anni lavora sui meccanismi che fanno innescare i processi migratori con una particolare attenzione a quelli riconducibili a crisi legate ad eventi meteorologici avversi e potenzialmente collegabili ai cambiamenti climatici in atto. In un suo recente articolo pubblicato sulla rivista Global and Planetary Change di cui vi abbiamo già parlato ieri, l’economista neozelandese spiega di aver scoperto che proprio questi fenomeni sono il motore principale delle migrazioni umane e che, in particolare, ad ogni aumento della temperatura, corrisponde una ondata migratoria. Lo abbiamo raggiunto, via mail e gli abbiamo fatto qualche domanda per cercare di capire meglio questo suo importante lavoro di ricerca.

Può spiegare meglio il legame tra migrazione e clima? Che tipo di correlazione c’è tra i due?

Analizzando il nostro set di dati abbiamo osservato che in questi 35 anni le catastrofi legate alla temperatura (siccità) cos’ come gli eventi meteorologici (uragani e alluvioni)  influenzano in modo significativo i flussi migratori. Temperature più elevate e un numero sempre maggiore di disastri legati alle condizioni meteorologiche faranno aumentare i flussi migratori tra i paesi del nostro set di dati. Le persone scappano dai paesi caldi e vanno verso i paesi più freddi.

Il nostro paese, l’Italia, è meta di importanti rotte migratorie, quali sono stati i fenomeni climatici che hanno determinato il flusso verso l’Italia in particolare e il Mediterraneo in generale?

Il nostro studio utilizza flussi migratori tra 198 paesi di origine e 16 paesi dell’OCSE, tra cui Italia e Spagna. Non ci è possibile isolare un singolo paese come l’Italia dentro questo flusso di dati. Sto lavorando a un progetto che esamina le forze motrici della migrazione (comprese le variabili climatiche) verso l’Europa, ma non ho ancora risultati.

Nell’articolo si spiega che le migrazioni avvengono non immediatamente dopo un evento climatico estremo, ma dopo circa un anno: puoi spiegare meglio questo processo?

Si è così. Ci sono diverse teorie che spiegano questo risultato. La più conosciuta è quella relativa ai cosiddetti vincoli di liquidità: ci vuole un pò di tempo prima di poter vendere la tua casa o la tua fattoria e avere così il denaro necessario al viaggio. Un’altra spiegazione è che le persone si spostano in luoghi più lontani e devono risparmiare (relativamente) più denaro per finanziare i costi di migrazione. Un altro motivo è che ci vuole tempo per “identificare” (capire) lo shock termico.

L’uso di modelli di analisi dei dati climatici (come per esempio quelli che monitorano la siccità nel Sahel) è possibile prevedere in anticipo le nuove ondate migratorie?

In linea di principio, sì, è possibile costruire modelli che aiutino a prevedere le tendenze migratorie su orizzonti di più lungo periodo. C’è già un lavoro interessante sull’utilizzo dei social media come predittore dei flussi migratori.