A spingere le persone ad abbandonare la propria terra e a mettersi in viaggio verso nuovi paesi sono fattori legati molto più al clima e all’ambiente che non all’economia in senso stretto. Lo sostiene Dennis Wesselbaum, economista presso la Otago Business School, in Nuova Zelanda che ha pubblicato i risultati delle sue ricerche sulla rivista Global and Planetary Change. Non è il primo studio che il ricercatore neozelandese compie su questo preciso aspetto molto controverso. In questo ultimo lavoro sono stati presi in esame dati raccolti tra 16 paesi di destinazione (inclusa l’Italia) e 198 paesi d’origine per un periodo che va dal 1980 al 2015. I ricercatori hanno sviluppato un modello per comprendere le cause della migrazione, suddivise in effetti del cambiamento climatico , prestazioni economiche e conflitti politici. Il modello ha mostrato che l’aumento delle temperature e un numero crescente di disastri legati alle condizioni atmosferiche ora causano più immigrazione che mancanza di reddito o libertà politica.
Ogni 10% di aumento della temperatura in un paese di origine ha causato un aumento del 3% della migrazione da quel paese verso i 16 paesi di destinazione, tra cui anche Australia, Spagna e Germania.
“Il cambiamento climatico – si legge nell’abstract che accompagna lo studio – è un motore più importante del reddito e della libertà politica all’origine insieme”.