Gianmarco Pondrano d'Altavilla

USA, al via in tribunale la resa dei conti sui fondi alla ricerca

(20 Febbraio 2025)

Roma – Domani, un giudice federale del Massachusetts ascolterà le argomentazioni relative a una causa che oppone diversi stati e università al governo federale USA e in particolare al National Institutes of Health (NIH) che – in un recente, controverso cambio di rotta – ha deciso di riallocare miliardi di dollari di finanziamenti alle università stesse. È quanto emerge da un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista “Science”. Il 10 febbraio scorso gli stati USA coinvolti e le università avevano ottenuto un ordine provvisorio che impone al NIH di non portare avanti la sua nuova politica, che secondo le parti avverse, costringerebbe le istituzioni a chiudere laboratori e a licenziare diversi ricercatori. La resa dei conti legale del 21 febbraio metterà sotto i riflettori un meccanismo di finanziamento oscuro ma importante. Si discuterà infatti dei cosiddetti “costi indiretti” sovvenzionati e ora potenzialmente tagliati dal NIH. I critici dei costi indiretti affermano che sono uno spreco di denaro pubblico e un pozzo nero che foraggia senza controllo le università, e nel corso degli anni alcune istituzioni sono state penalizzate per aver truccato i libri contabili quando negoziavano con il governo su quanto avrebbero dovuto ricevere. Ma i funzionari delle università finanziate affermano che quel denaro è essenziale affinché gli USA mantengano la loro leadership globale nella scienza. Molti paesi gestiscono una vasta rete di strutture di ricerca nazionali che abbracciano molte discipline, ma negli Stati Uniti la maggior parte della ricerca di base finanziata a livello federale viene svolta presso le università, che formano anche la prossima generazione di scienziati. Con questo sistema, che risale a prima della seconda guerra mondiale, il governo rimborsa parzialmente le università per ciò che spendono per costruire e mantenere il sistema di risorse umane e fisiche necessario per svolgere tale ricerca, dai nuovi laboratori ai responsabili della conformità che si assicurano che l’istituzione segua tutte le regole sull’uso dei dollari federali. Ogni istituzione negozia il proprio cosiddetto tasso di costo indiretto con il governo. Quasi tutte le sovvenzioni federali vanno infatti alle istituzioni, non ai singoli studiosi, anche se sono questi che scrivono la proposta di ricerca e fungono da referenti se questa viene finanziata. Tali negoziazioni si traducono nella richiesta di fondi che alla fine non vanno solo alla ricerca proposta ma vengono utilizzati anche per altri scopi, liberando però – indirettamente- ulteriori risorse necessarie per la ricerca proposta. Nelle specifico questo denaro confluisce nel bilancio generale delle università che poi lo usano, come il resto dei loro fondi, per far fronte “in toto” alle necessità delle loro attività, ricerca compresa. “Sarebbe un caos se cercassimo di dividere la bolletta delle utenze per ogni laboratorio di ricerca”, afferma un amministratore universitario senior che ha parlato con Science e che ha richiesto l’anonimato a causa della natura delicata dell’argomento. “Quindi questi soldi vengono messi in comune”. Kelvin Droegemeier, amministratore universitario di lunga data e consulente scientifico del presidente Donald Trump durante il suo primo mandato, ha paragonato la situazione a quella di un proprietario di casa che presenta una richiesta di risarcimento assicurativo. “Supponiamo che il tuo tetto venga distrutto da una tempesta”, ha spiegato Droegemeier ai legislatori durante un’udienza del Congresso del 2017 dedicata all’argomento. “La compagnia assicurativa invia un perito per farti una stima, e tu assumi un’impresa per rifarti il tetto, pagando il costo prendendo i soldi dal tuo conto in banca. Un mese dopo, la compagnia assicurativa ti scrive un assegno per un importo identico al tuo pagamento, ma invece di versare l’assegno sul tuo conto di risparmio, acquisti una barca. Hai frodato la compagnia assicurativa? Niente affatto! Ti hanno semplicemente rimborsato i soldi già spesi”. Ma i critici di questa pratica, sostengono che il sistema, a consuntivo, riduce i fondi che finiscono effettivamente nella ricerca. Nell’annuncio con il quale il NIH ha reso pubblica la propria nuova politica di tagli, non era specificato se i soldi risparmiati sarebbero poi stati utilizzati per fondi diretti alla ricerca. Ma in un deposito in tribunale del 14 febbraio , l’NIH ha affermato che la nuova politica “non cambierà la spesa totale delle sovvenzioni dell’NIH; piuttosto, rialloca semplicemente quella spesa dalle sovvenzioni ai costi indiretti, al finanziamento diretto della ricerca”. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla