Lucrezia Parpaglioni

Un antico genere animale marino si stava evolvendo nonostante le poche specie

(25 Luglio 2024)

Roma  – Negli oceani attuali, molluschi come vongole, ostriche e lumache sono estremamente diversificati, con oltre 50.000 specie, mentre i brachiopodi sono rari, con solo 394 specie conosciute. Ma non è sempre stato così. I  brachiopodi stavano evolvendo nuove forme di conchiglia e comportamenti ecologici dopo l’estinzione di massa della fine del Permiano, che ne ha compromesso il numero. Lo rivela un nuovo studio internazionale, riportato su Nature Ecology & Evolution.  “Nel Paleozoico, da 540 a 250 milioni di anni fa, i brachiopodi dominavano i fondali marini”, ha dichiarato Zhen Guo, della China University of Geosciences, che ha guidato lo studio. “I brachiopodi sono talvolta chiamati conchiglie-lampada e generalmente si trovano sul fondo del mare, filtrando minuscole particelle di cibo dall’acqua marina. La maggior parte di essi è piuttosto piccola: se ne possono tenere venti in mano. Ma, altri erano grandi e con il guscio spesso e vivevano a lungo. “I loro gusci erano da circolari a ampiamente allungati e avevano conchiglie lisce o con profonde creste e avvallamenti”, ha spiegato Guo. “I brachiopodi sono stati colpiti duramente dall’estinzione di massa della fine del Permiano, 252 milioni di anni fa”, ha dichiarato Michael Benton, della Scuola di Scienze della Terra dell’Università di Bristol, che ha collaborato allo studio. “Il gruppo potrebbe essere scomparso completamente e, in effetti, da quel momento i molluschi si sono affermati sempre di più”, ha proseguito Benton. “Per molto tempo si è pensato che i brachiopodi fossero rimasti rari perché i sopravvissuti erano bloccati in pochi modi di vita”, ha osservato Benton. “In realtà, i brachiopodi dopo l’estinzione stavano innovando e sperimentando nuovi modi di vita” ha precisato Tom Stubbs, della Open University. “Un gruppo, i terebratulidi, ha diversificato le forme del corpo e le funzioni ecologiche dalla fine del Permiano a oggi, ma la loro diversità non è aumentata”, ha notato Stubbs. “Questo dato è del tutto inaspettato”, ha dichiarato Zhong-Qiang Chen, della China University of Geosciences. “I brachiopodi erano tutt’altro che falliti dopo l’estinzione di fine Permiano si stavano evolvendo in nuove direzioni e stavano esplorando nuove modalità di vita, proprio come i molluschi nello stesso periodo” ha sottolineato Chen. “Ma questo non si è trasformato in un successo evolutivo in termini di numero di specie”, ha evidenziato Chen. “Nonostante la loro esplosione di evoluzione nella forma e nella funzione, non sono riusciti a diffondersi ampiamente, e la ragione esatta rimane poco chiara”, ha specificato Chen. Il nuovo studio si basa sull’analisi di un database di oltre 1000 generi di brachiopodi degli ultimi 250 milioni di anni. Per ogni genere, gli scienziati hanno registrato decine di misure della forma complessiva delle conchiglie, della loro scultura esterna e dell’anatomia interna. Queste caratteristiche sono state analizzate insieme per fornire misure della diversità complessiva delle forme per ogni gruppo principale di brachiopodi in ogni momento. Questa misura della “diversità di forma”, di solito chiamata disparità, può essere confrontata da un punto all’altro nel tempo per mostrare una misura dell’innovazione di forma e può essere confrontata con i conteggi del numero di specie o generi nello stesso arco di tempo. “Il nostro studio ha richiesto un enorme sforzo”, ha afferato Guo. “Ma – ha aggiunto Guo – è importante capire la biodiversità moderna in termini di processi che ne sono alla base”. “Se ci limitiamo a guardare i brachiopodi moderni, non abbiamo alcuna comprensione della loro ricca storia passata e di quanto siano stati innovativi in termini evolutivi, ma la nostra scoperta che disparità e diversità sono disaccoppiate nella storia dei brachiopodi è nuova e inaspettata”, ha sostenuto Guo. “I brachiopodi sono stati piuttosto inventivi nell’evolvere nuove forme di conchiglia, ma ciò non si è tradotto in molte nuove specie”, ha concluso Guo.(30Science.com)

 

Lucrezia Parpaglioni
Sono nata nel 1992. Sono laureata in Media Comunicazione digitale e Giornalismo presso l'Università Sapienza di Roma. Durante il mio percorso di studi ho svolto un'attività di tirocinio presso l'ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Qui ho potuto confrontarmi con il mondo della scienza fatto di prove, scoperte e ricercatori. E devo ammettere che la cosa mi è piaciuta. D'altronde era prevedibile che chi ha da sempre come idolo Margherita Hack e Sheldon Cooper come spirito guida si appassionasse a questa realtà. Da qui la mia voglia di scrivere di scienza, di fare divulgazione e perché no? Dimostrare che la scienza può essere anche divertente.