Scienza: Di Lazzaro e Rossi, (Campus Bio-Medico), su Nobel Medicina, una scoperta con molteplici applicazioni

Valentina Di Paola
7 Ott, 2021
News | Scienza

(30science.com) – Roma, 7 ott. – “La scoperta che ha valso il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina di quest’anno riguarda alcuni meccanismi fisiologici di base ma che può tradursi in un significativo numero di applicazioni cliniche e dare una risposta a problematiche cliniche per le quali ad oggi non esiste una terapia efficace”.  A spiegarlo a 30science è Vincenzo Di Lazzaro, ordinario di Neurologia e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, commentando l’odierna assegnazione del premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina a David Julius e Ardem Patapoutian, che sono stati insigniti del riconoscimento per “le loro scoperte sui recettori per la temperatura e il tatto”.

I due ricercatori, rispettivamente dell’Università della California a San Francisco e dello Scripps Research Institute di La Jolla, hanno infatti identificato i recettori TRPV1 e TRPM8, responsabili della percezione degli stimoli caldi e freddi e della loro trasduzione in impulsi nervosi, e i recettori PIEZO 1 e 2, strettamente correlati alla percezione della pressione meccanica.

Fondamentalmente – continua Di Lazzaro – i due scienziati hanno caratterizzato i meccanismi che ci permettono di percepire il caldo, il freddo, il tatto, la vibrazione, nonché la propriocezione, cioè la percezione della posizione e del movimento del corpo nello spazio. Si tratta di meccanismi fondamentali, da cui dipende la nostra capacità di interpretare i segnali derivanti dall’ambiente interno ed esterno, e di interagire con esso. Oltre a rappresentare un importante avanzamento nell’ambito della conoscenza delle basi fisiologiche della percezione in condizioni di normalità, queste scoperte potranno rivelarsi estremamente utili per lo sviluppo di trattamenti e terapie efficaci per patologie nelle quali questi stessi meccanismi sono alterati. Ad esempio malattie caratterizzate da dolore cronico o da alterata percezione della sensibilità tattile e della temperatura, alcuni disturbi della deambulazione, alterazioni scheletriche e disfunzioni di numerosi  altri processi fisiologici in cui sono coinvolti i recettori TRP e PIEZO”.

Vincenzo Di Lazzaro.
CREDITS: Università Campus Bio-Medico di Roma

I recettori del caldo e del freddo, afferma il docente, possono essere coinvolti in diverse patologie come la neuropatia delle piccole fibre; a causa della alterazione degli stessi recettori, stimoli che in condizioni normali producono sensazione di caldo e di freddo vengono percepiti in maniera abnorme come dolore e bruciore particolarmente intensi che possono cronicizzarsi. I recettori possono essere attivati anche da processi infiammatori determinati da diverse malattie. Questo tipo di dolore accompagnato da bruciore non risponde ai comuni farmaci antidolorifici, per cui una approfondita conoscenza delle strutture che lo generano rappresenta il primo step per sviluppare nuovi approcci terapeutici. La scoperta dei due ricercatori è davvero un’ottima notizia.

Queste innovazioni aprono la possibilità di importanti sviluppi per un’importante branca della Medicina rappresentata dalla medicina del dolore, che quando diventa cronico rappresenta una causa di severa disabilità – sottolinea ancora Di Lazzaro – le terapie che potranno essere sviluppate grazie a questo avanzamento delle conoscenze potranno migliorare la qualità della vita di moltissimi pazienti che oggi convivono con dolore cronico e presentano una risposta abnorme a stimoli di per sé non dolorosi”. Commentando poi il valore della scoperta, l’esperto ribadisce l’importanza di investimenti e incentivi adeguati a promuovere la ricerca, in modo da invogliare i giovani a intraprendere carriere specificamente indirizzate verso la ricerca scientifica.

Credo sia fondamentale ricordare che sono proprio i giovani ad essere più visionari e quindi ad avere quelle intuizioni che aprono nuove prospettive – conclude – il premio Nobel si raggiunge dopo anni di ricerca, ma i talenti devono essere coltivati attraverso investimenti significativi. Ad oggi il trattamento economico di un dottorando di ricerca appare non sufficientemente adeguato considerando il numero di anni di studio ed i sacrifici che sono richiesti per accedere al Dottorato e può scoraggiare i giovani dall’intraprendere questo percorso che è lungo e faticoso. Un Paese che vuole crescere deve necessariamente puntare sull’Istruzione e sulla ricerca”.

Il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina assegnato a David Julius e Ardem Patapoutian – afferma Andrea Rossi, direttore generale dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – rappresenta un importante riconoscimento delle scoperte che stimoleranno maggiormente la ricerca orientata alla sensoristica. La nostra struttura investe da sempre nella sensoristica, istituendo laboratori specifici, corsi dedicati e formando personale adeguato, allo scopo di approfondire la conoscenza umana su queste tematiche, le cui ricadute sono strettamente collegate allo sviluppo di trattamenti e terapie volti a migliorare le condizioni cliniche di moltissimi pazienti affetti da una vasta gamma di patologie”.

Andrea Rossi CRETIDS: Università Campus Bio-Medico di Roma

Credo che l’interdisciplinarietà sia uno dei punti di forza della ricerca – commenta ancora Rossi – come riconosce anche l’Accademia, la sinergia tra le diverse discipline permette di raggiungere risultati e traguardi davvero rivoluzionari. Allo stesso tempo, ritengo che le nuove prospettive aperte dall’intelligenza artificiale potrebbero velocizzare il processo di elaborazione dati in moltissimi campi, compreso il settore della sensoristica. Il riconoscimento assegnato oggi ai due ricercatori costituisce motivo di orgoglio per tutto il panorama di discipline orientate alla comprensione dei recettori e anche dei fattori legati alla sensoristica”.  (30science.com)

 

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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