Dimissioni in massa da Vaccine per pubblicazione di uno studio controverso sui vaccini Covid

Valentina Di Paola
5 Lug, 2021
News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 2 lug. – Diversi esperti virologi e vaccinologi si sono dimessi dal consiglio di amministrazione della rivista open access Vaccines, con sede a Basilea, a seguito della pubblicazione di un articolo in cui si affermava l’esistenza di un legame tra la vaccinazione anti COvid-19 e i decessi verificatisi in seguito.

Sono almeno sei gli scienziati che hanno presentato le dimissioni in segno di protesta nei confronti della pubblicazione, avvenuta il 24 giugno scorso, dell’articolo sottoposto a revisione paritaria. Nel documento si conclude che “per tre decessi prevenuti dalle vaccinazioni contro Covid-19, si verificano due morti a causa dell’inoculazione”.

Tra gli esperti che hanno abbandonato la rivista, Florian Krammer virologo presso la Icahn School of Medicine del Mount Sinai e Katie Ewer, immunologa presso l’Università di Oxford, che ha fatto parte del team di sviluppo del vaccino AstraZeneca. Secondo Ewer, l’articolo in questione pecca di utilizzo improprio dei dati. Nessuno degli autori sarebbe inoltre formato in vaccinologia, virologia o epidemiologia.

Harald Walach, primo autore dell’articolo incriminato, è infatti uno psicologo clinico e storico presso l’Università delle Scienze Mediche di Poznan, in Polonia, Rainer Klement studia invece diete chetogeniche nel trattamento del cancro presso l’Ospedale Leopoldina di Schweinfurt, in Germania, mentre la terza firma, Wouter Aukema è un data scientist indipendente che opera nei Paesi Bassi. “Gli autori hanno erroneamente dato per scontato che i decessi avvenuti a seguito della vaccinazione siano stati causati dall’inoculazione stessa – sostiene Ewer – ma non esistono ancora dati a supporto di questa ipotesi. Ora l’articolo viene utilizzato dai novax come prova dell’insicurezza dei vaccini. Tale atteggiamento da parte di membri della comunità scientifica è gravemente irresponsabile, specialmente se avviene all’interno di una rivista specializzata nell’argomento”.

Tra gli altri dimissionari, Helen Petousis-Harris, vaccinologa presso l’Università di Auckland, Diane Harper, epidemiologa dell’Università del Michigan, Ann Arbor, fondatrice e caporedattore di Vaccines, Paul Licciardi, immunologo presso il Murdoch Children’s Research Institute di Parkville, in Australia e Andrew Pekosz, virologo presso la Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University.

Siamo preoccupati per la falsa rappresentazione dei dati e degli sforzi della campagna vaccinale – scrivono i dimissionari – e per l’impatto che questo documento potrebbe suscitare nella popolazione”. Al primo luglio il giornale è stato twittato da migliaia di novax ed è stato letto quasi 350mila volte. Tra i revisori dell’articolo, Anne Ulrich, direttrice dell’Institute of Biological Interfaces, definisce l’analisi “responsabile e priva di difetti metodologici”. Per trarre le loro conclusioni, gli autori hanno calcolato i decessi per Covid-19 su una popolazione di 1,2 milioni di israeliani, stimando che per prevenire una morte causata dalla malattia dovevano essere vaccinate 16 mila persone, e sostenendo che il numero di immunizzazioni necessarie a prevenire un decesso aumenta con l’aumentare delle vaccinazioni effettuate. Per calcolare le morti associate al vaccino, hanno utilizzato i dati del database nazionale dei Paesi Bassi per la segnalazione delle reazioni avverse ai farmaci. Secondo il gruppo di ricerca, si manifestavano 16 eventi gravi ogni 100 mila vaccinazioni.

Eugène van Puijenbroek, a capo della ricerca di Lareb, il Centro di farmacovigilanza olandese, ha inviato una mail ai redattori di Vaccines criticando il documento e chiedendo una correzione. “Un evento segnalato verificatosi a seguito della vaccinazione – spiega – non è necessariamente causato dall’inoculazione”. “Le persone che ci segnalano eventi avversi – aggiunge in un’e-mail a Science Insiderdevono essere sicure che i dati che condividono vengano utilizzati in modo corretto. Articoli come questi possono essere deleteri per la fiducia”.

Walach, nel frattempo, sottolinea che gli studi clinici sui vaccini antiCovid non erano abbastanza strutturati per comprendere il quadro della situazione e valutare i possibili effetti collaterali. L’autore, insieme a Klement e Aukema, ha presentato una confutazione il 29 giugno, sostenendo che i dati pubblici di Lareb “sono ovviamente privi di fondamento, ma sono estratti in modo tale che il database finale sia almeno in una certa misura affidabile”. Aukema si dichiara invece soddisfatto della controversia suscitata dal loro lavoro, perché significa che “l’argomento della sicurezza dei vaccini contro Covid-19 sta ricevendo molta attenzione. Sono felice di questo”.

Non siamo di fronte a un nuovo caso Wakefield, che era un vero delinquente, tanto da essere radiato dall’ordine dei medici. Quanto avvenuto con la rivista Vaccines può essere interpretato come la dimostrazione di uno dei possibili effetti delle piattaforme open access”. Con queste parole Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina e bioetica presso l’Università di Roma La Sapienza, commenta il caso dell’articolo pubblicato sulla rivista Vaccines ricordando la frode del 1998 da parte dell’ex medico britannico Andrew Jeremy Wakefield, che aveva millantato un legame inesistente tra la vaccinazione trivalente e l’insorgere di problematiche come l’autismo. Corbellini precisa che nuovi articoli infondati potrebbero essere pubblicati in futuro, ma l’impatto sulla popolazione dovrebbe essere molto meno significativo rispetto a quanto avvenuto negli anni ’90. “Quello che è avvenuto in riferimento alla rivista Vaccines – osserva il ricercatore – può essere ricondotto alle problematiche delle riviste open-access, che, se da un lato facilitano la divulgazione rapida e consentono la condivisione quasi immediata dei contenuti, dall’altro l’assenza di una revisione certificata e regolamentata permette la pubblicazione di articoli che possono posare su basi malferme. L’altro problema che emerge da questa situazione – continua il docente – riguarda la semplicità di accesso a una grande varietà di dati sensibili. Ci sono ricercatori che credono si possa fare scienza semplicemente analizzando un set di informazioni e ricavando statisticamente una regola, senza studiare la teoria dell’argomento e senza conoscere a fondo la materia. Le migliori riviste con peer review saranno sicuramente più attente dopo questo episodio, anche se non credo che si sarebbe verificato nel caso di pubblicazioni con revisione paritaria rigorosa”.

Per quanto riguarda il potenziale impatto dell’articolo, l’esperto sottolinea che dipenderà dalla circolazione delle notizie a riguardo. “Sono sempre convinto che questi eventi meritino una diffusione limitata – commenta Corbellini – meno se ne parla, meglio è, specialmente perché gli autori sono in cerca di visibilità. I novax avranno già utilizzato il pezzo come riprova delle loro idee e un ritiro dovuto, sarà interpretato come il tentativo dei ‘poteri forti’ di ‘insabbiare la verità’. Il problema, secondo me, non riguarda la percentuale di popolazione già a favore di queste idee, quanto piuttosto coloro che si definiscono incerti. In Italia – conclude Corbellini – si stima che tra il 20 e il 30 per cento della popolazione possa essere influenzato da notizie del genere, non avendo ancora un’idea definita sulla situazione dei vaccini. Credo che questo articolo in particolare verrà percepito come una sciocchezza, per cui non credo che le persone di cultura media possano essere condizionate da questa analisi statistica e manifestare maggiori timori nei confronti delle campagne vaccinali. Ovviamente dipende sempre dalla risonanza e dalle contromisure che vengono attuate, ma non penso proprio che ci ritroveremo di fronte a un nuovo caso Wakefield”. (30Science.com)

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