Scienza: Coppola (Gruppo Foca Monaca), dobbiamo conoscere la foca per proteggerla

Valentina Di Paola
9 Lug, 2021
News | Scienza

(30science) – Roma, 8 lug. – “Per poter adottare misure di tutela mirate ed efficaci per la protezione della foca monaca dobbiamo imparare a conoscere questa specie, ancora così avvolta dal mistero per quanto riguarda atteggiamenti, comportamenti e abitudini”.

Credits: E. Coppola/GFM

Lo spiega a 30science Emanuele Coppola, documentarista, ingegnere e presidente del Gruppo Foca Monaca, un’associazione che si pone come obiettivo la salvaguardia delle foche nel Mediterraneo. Collaborando a un’indagine guidata da Elena Valsecchi, docente presso l’Università di Milano Bicocca, il ricercatore partecipa a uno studio di monitoraggio che sfrutta una tecnica innovativa, basata sull’analisi del DNA in campioni marini.

I primi risultati sono davvero incoraggianti – commenta l’esperto – abbiamo intrapreso una campagna coordinata ed estesa di raccolta campioni che si svolgerà durante l’estate e l’autunno. Allo stesso tempo abbiamo siglato un accordo con l’Università di Milano Bicocca per tenere dei corsi di formazione dedicati agli studenti di Biologia marina”.

Scopo delle lezioni, spiega Coppola, quello di sensibilizzare gli studenti sull’importanza dell’animale e insegnare ai futuri ricercatori il comportamento da adottare in presenza degli esemplari così schivi per natura.

Quando ci approcciamo alle foche – aggiunge – non possiamo dimenticare che stiamo entrando nel loro ambiente, per cui è fondamentale mantenere un atteggiamento attento ed evitare di alterare le funzioni e le abitudini degli animali”. Lo scienziato spiega poi che la presenza della foca nel Mediterraneo è ancora avvolta da diversi aloni di mistero.

Si pensava che la foca non nuotasse più nelle nostre acque – osserva – ma ormai sappiamo che ci sono diversi esemplari, anche se non abbiamo le conferme o i dati quali-quantitativi. Io, che sono di natura ottimista, credo che il pericolo di estinzione sia superato, ma le foche monache possono essere davvero difficili da osservare e studiare. Per questo il nostro metodo, che non si basa su avvistamenti diretti, può essere davvero utile in tal senso”.

Lo strumento di analisi elaborato dalla professoressa Valsecchi, infatti, permette di stabilire la presenza di una determinata specie sulla base del campionamento delle molecole di DNA rinvenute nell’acqua. “Il segnale ha un’intensità che dipende dal tempo trascorso dalla permanenza dell’animale nell’acqua – spiega Coppola – ma non fornisce indicazioni sul numero di esemplari presenti nella zona. Per questo stiamo valutando l’ipotesi di creare una rete di rilevazione che possa campionare in modo simultaneo diversi luoghi e aiutarci a capire la distribuzione della popolazione della foca monaca nel Mediterraneo”.

Credits: E. Coppola/GFM

“Queste analisi possono coinvolgere anche la citizen science – precisa – perché il campionamento non è complicato, può essere eseguito da chiunque. L’aspetto più costoso e complesso del nostro metodo riguarda il processo di filtraggio. Siamo solo in quattro attualmente a eseguire questa delicata fase, ma speriamo che i corsi di formazione possano restituire giovani studenti che ci aiuteranno a gestire questa importante risorsa”. Lo scienziato ribadisce che le azioni di tutela della foca non possono prescindere da una conoscenza approfondita dell’animale.

Le foche richiedono un approccio intermedio tra quello che caratterizza le misure per i cetacei, nel mare aperto e quello destinato alle specie costiere – conclude Coppola – negli ultimi 15 anni le foche sono state avvistate in tutte le regioni costiere italiane e non sappiamo ancora quali siano le azioni di conservazione più adeguate. Chiudere una spiaggia potrebbe essere altamente controproducente, per questo speriamo che il nostro lavoro possa aiutarci a comprendere il comportamento delle foche monache, in modo da stabilire come approcciare questa specie così misteriosa e affascinante”. (30science)

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