Nuova luce sull’Egitto preistorico grazie al progetto PrEMuC

Giulio Lucarini
2 Lug, 2021
News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 2 lug. – Agli inizi del Novecento diversi musei italiani si sono arricchiti di ampie collezioni di materiali archeologici, principalmente manufatti in pietra e argilla, riferibili alla tarda preistoria egiziana, un lungo periodo compreso tra 10.000 e 3000 a.C. circa. A causa del diffuso disinteresse nei riguardi di questi cruciali millenni della storia egiziana in cui furono gettate le basi di quella che sarebbe poi diventata una delle più importanti entità statali dell’antichità, gran parte di queste collezioni sono rimaste inedite e spesso dimenticate nei magazzini dei musei.

Manufatti in pietra e tavolozze - Sabrina Martin

Manufatti in pietra e tavolozze – Sabrina Martin

Anche il minore impatto sul grande pubblico che questi manufatti considerati semplici “sassi” e “cocci” hanno da sempre avuto, soprattutto in confronto ai “tesori” dell’Egitto faraonico, hanno fatto sì che gran parte di queste collezioni cadesse nell’oblio.

L’effetto di questo disinteresse non si è fatto attendere; se, infatti, autori senza scrupoli trovano oggi terreno fertile quando presentano piramidi “cadute dal cielo”, magari a opera di qualche entità extraterrestre, lo dobbiamo, purtroppo, soprattutto a una scarsa conoscenza di quella ricchezza e complessità sociale e culturale che ha caratterizzato le regioni dell’Africa nordorientale prima della comparsa dei faraoni. 

L’obiettivo principale del progetto multidisciplinare “Prehistoric Egypt in Museum Collections (PrEMuC)”, che ho il grande piacere di dirigere, è quello di gettare nuova luce su questo importantissimo e sempre più spesso dimenticato periodo della storia egiziana. 

Manufatti in selce conservati al Museo dell'Opera del Duomo - Sabrina Martin

Manufatti in selce conservati al Museo dell’Opera del Duomo – Sabrina Martin

Punto di partenza del progetto PrEMuC sarà lo studio della ricca collezione predinastica proveniente dagli scavi condotti agli inizi del Novecento nei siti di Eliopoli, Hammamiya e Gebelein nell’ambito della Missione Archeologica Italiana (M.A.I.), diretta da Ernesto Schiaparelli, primo Direttore del Museo Egizio di Torino. Nel complesso, si tratta della più ricca collezione di manufatti preistorici egiziani attualmente presente in Italia.

Foto storica di Eliopoli – Archivio Museo Egizio (C01407)

I manufatti ceramici sono conservati al Museo Egizio di Torino, mentre i manufatti in pietra si trovano attualmente in deposito temporaneo per studio presso il Museo dell’Opera del Duomo di Bracciano. Lo studio sarà condotto nell’ambito di una convenzione scientifica siglata tra Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Torino, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR ISPC), Fondazione Museo Egizio e Museo dell’Opera del Duomo di Bracciano. 

Lo studio di questa collezione si renderà possibile grazie alla generosa donazione della Fondazione Ethnos Kalos di Monaco di Baviera (Germania), che permetterà l’attivazione di due assegni di ricerca per giovani studiose e studiosi che saranno banditi dal CNR ISPC.

Nell’ambito del progetto PrEMuC saranno svolte analisi della documentazione archivistica relativa ai primi scavi del Novecento, analisi tecno-tipologiche e funzionali dei manufatti, modellazioni e stampe 3D dei materiali archeologici; saranno inoltre avviati progetti di storytelling, di coinvolgimento del pubblico e di formazione degli studenti. Le indagini analitiche relative al progetto PrEMuC saranno condotte presso i laboratori del CNR ISPC, e in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, il CSIC (Spagna), l’Università della Calabria e l’Università di Tubinga (Germania).  (30Science.com)

N.B.

Giulio Lucarini, autore dell’articolo è ricercatore presso Istituto di Scienze del Patrimonio (ISPC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

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