La deforestazione è una minaccia per le aquile arpie in Brasile

2 Lug, 2021
Valentina Di Paola
News | Transizione ecologica

Arpia Aquila appollaiata, foresta amazzonica meridionale, Brasile. Credito: Lailson Marques

(30Science.com) – Roma, 1 lug. – Le Harpia harpyja, conosciute anche come arpie, sono tra le specie di aquile più grandi al mondo e potrebbero essere enormemente minacciate dalla deforestazione amazzonica. Lo sottolinea uno studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, condotto dagli scienziati dell’Università di KwaZulu-Natal, che hanno analizzato questi volatili per stabilire le strategie di conservazione più adeguate.

 

Il team, guidato da Everton Miranda, ha scoperto che questa specie si nutre di prede specifiche che vivono nella foresta dell’Amazzonia, principalmente bradipi e scimmie. Nelle zone caratterizzate dalla deforestazione, sostengono gli autori, i cuccioli potevano spesso morire di fame. Gli scienziati hanno osservato le prede, il loro peso e la frequenza con cui venivano mangiate nelle foreste amazzoniche del Mato Grosso, in Brasile, utilizzando telecamere e mappe Google Earth per calcolare i livelli di deforestazione nelle zone limitrofe ai nidi e i resti ossei per stimare l’abbondanza dei pasti delle Harpia harpyja.

Sono state identificate 306 prede, 49,7 per cento delle quali erano bradipi o scimmie. Una deforestazione del 50-70 per cento è stata associata al decesso di almeno tre aquilotti. Circa il 35 per cento dell’area totale del Mato Grosso settentrionale non risulta pertanto adeguato alla crescita delle arpie. Gli autori concludono che poiché l’allevamento di arpie si basa su cibo specifico, la conservazione di questa specie dipende strettamente dal benessere della foresta. (30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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