Covid: anticorpi restano attivi fino a nove mesi dopo l’infezione

Valentina Di Paola
19 Lug, 2021
News | Salute

(30Science.com) – Roma, 19 lug. – I livelli di anticorpi contro Covid-19 possono restare elevati fino a nove mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2. L’incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell’Università di Padova e dell’Imperial College di Londra, che hanno valutato i dati relativi ai residenti di Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.

Un ricercatore che mette alla prova un bambino come parte dello studio. Credit: Andrea Crisanti.

Il team, guidato da Ilaria Dorigatti, dell’Imperial College di Londra, ha testato l’85% degli abitanti della città, a febbraio, marzo, maggio e novembre 2020. Stando ai risultati del gruppo di ricerca, il 98,8% delle persone che a febbraio avevano livelli rilevabili di anticorpi contro Covid-19 mostravano circa gli stessi livelli a novembre. Gli scienziati aggiungono che non sembrava ci fosse differenza tra le malattie sintomatiche e quelle non evidenti.

I livelli di anticorpi sono stati monitorati utilizzando tre test in grado di rilevare vari anticorpi che reagiscono a parti differenti del virus. Gli autori sottolineano che il tasso di decadimento delle cellule immunitarie variava a seconda del test utilizzato. “Non abbiamo riscontrato differenze nei livelli di anticorpi generati da infezioni asintomatiche e sintomatiche – riporta Dorigatti – questo suggerisce che la forza della risposta immunitaria non dipende dalla gravità dell’infezione. Il nostro lavoro mostra che i livelli risultanti di anticorpi possono variare in base al test effettuato, il che implica la necessità di cautela quando si confrontano le stime di valori immunitari calcolate in base a test diversi”.

Gli esami effettuati a maggio – aggiunge Enrico Lavezzo, dell’Università di Padova – dimostrano che il 3,5% della popolazione di Vo’ era stata esposta al virus, anche se in molti non avevano sperimentato sintomi. Il follow-up, eseguito a distanza di circa nove mesi, ha rivelato che i livelli di anticorpi potevano diminuire, anche se non di molto”.

Il gruppo di ricerca ha anche elaborato un modello per stimare la probabilità di infezione tra membri della famiglia. Gli esperti hanno calcolato che esiste una possibilità su quattro che un componente trasmetta il contagio a qualcuno nello stesso nucleo familiare. Sembra inoltre che il 79% della diffusione sia provocata dal 20% delle infezioni.

I fattori comportamentali, come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale, sottolineano gli autori, sono ancora fondamentali per il controllo dell’epidemia. “Il nostro studio mostra che il solo tracciamento manuale dei contatti – osserva Andrea Crisanti, responsabile del progetto, ricercatore presso l’Imperial College di Londra e l’Università di Padova – non sarebbe stato sufficiente a contenere l’emergenza”.

È chiaro che non siamo ancora fuori pericolo – conclude Dorigatti – credo sia fondamentale proseguire le campagne vaccinali e perseguire il tracciamento dei contatti. Dobbiamo mantenere la cautela e limitare ancora il rischio di contrarre SARS-CoV-2”. (30Science.com)

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