Veicoli autonomi: anche la personalità conta

15 Giu, 2021
Mobilità | News

(30cience.com) – Roma, 15 giu. – In un nuovo studio, i ricercatori della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) hanno esaminato come l’aggiunta di “abilità vocali” ad alcuni veicoli a guida autonoma (AGV) utilizzati in ambito ospedaliero sia stata accolta da parte del pubblico che viene a contatto con essi, e se il fatto che i veicoli robot potessero parlare, abbia migliorato o meno l’interazione con gli umani. L’ospedale St. Olavs di Trondheim, Norvegia, ha deciso nel 2006 di servirsi di 21 AGV, prodotti da Swisslog Healthcare, per eseguire alcuni semplici lavori di sollevamento e spostamento. St. Olavs è stato il primo ospedale in Scandinavia ad adottare questa tecnologia. Da allora, i veicoli robot percorrono i corridoi dell’ospedale, seguendo percorsi predefiniti tra i diversi punti di ritiro e consegna, utilizzando i laser per navigare. Dispongono inoltre di sensori che consentono loro di evitare persone, ostacoli e situazioni pericolose. E poiché condividono le stesse aree degli umani, possono dire alcune frasi quando necessario.

Marianne Fostervold, allora al Dipartimento di Architettura e Pianificazione della NTNU, e i suoi colleghi non si erano effettivamente proposti di studiare i veicoli robot dell’ospedale. Piuttosto, erano interessati a come le persone si adattavano, usavano, si spostavano e venivano influenzate dall’architettura dell’ospedale, che è stata modificata e modernizzata nell’ultimo decennio. Lo studio è stato condotto nel Women and Children’s Center dell’ospedale, che comprende strutture per il parto e un reparto oncologico per bambini. I ricercatori hanno seguito il personale sanitario, i pazienti e i visitatori lungo i loro percorsi in ospedale e hanno posto loro domande sul motivo per cui stessero seguendo quel percorso, dove erano diretti e come si sentivano in quel momento. Le interviste sono state “aperte”, nel senso che dopo la prima risposta i ricercatori potevano liberamente approfondire ciò che gli era stato detto. Con grande sorpresa dei ricercatori, gli AGV continuavano a comparire come parte della conversazione. Ne è emerso che la possibilità di parlare da parte degli AGV, in alcune occasioni, e il fatto che le frasi registrate ed utilizzate dai veicoli robot fossero nel dialetto locale, creava situazioni di empatia ed antropomorfizzazione, in grado di aumentare il grado di accettazione sociale di questi veicoli robot. “Questi veicoli robot di servizio non sono stati creati per avere un carattere sociale”, ha chiarito Roger A. Søraa, ricercatore presso il Dipartimento di studi interdisciplinari di cultura e Dipartimento di neuromedicina dell’NTNU, poiché devono solo spostare delle cose. “Eppure le persone tendono a socializzare con loro e a trovare in loro qualità sociali”. Questo è importante, ha aggiunto Søraa, perché aiuta le persone ad accettare i veicoli robot e, attraverso questa accettazione, altre tecnologie similari che stanno arrivando nella nostra vita non saranno viste come troppo aliene. Con sistemi come questi, l’obiettivo è semplificare la vita e migliorare la qualità dell’assistenza. Nel caso di specie possono liberare risorse in ospedale che altrimenti sarebbero necessarie per svolgere il lavoro svolto dagli AGV. È però necessario tenere conto appunto dei piccoli accorgimenti che possono favorirne l’integrazione in un ambiente dove operano gli umani, come nel caso dell’uso di frasi registrate appositamente in un dialetto locale. “Abbiamo scoperto che l’uso del dialetto locale ha davvero conferito ai veicoli robot più personalità”, ha detto Søraa . “E alle persone spesso piace dare a cose non viventi qualità umane per adattarle alle strutture sociali esistenti”. (30cience.com)

 

 

 

 

 

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