Scienze: stampa in 3D di primo tessuto epatico umano

Paola Perrotta
15 Giu, 2021
News | Salute

(30Science.com) – Roma, 14 giu. – Una sfida lanciata dalla NASA nel 2016: costruire tessuti di organi umani in laboratorio per curare gli astronauti in missione su Marte e sulla Luna. “Non eravamo sicuri ci sarebbe stato un finalista”, ha dichiarato l’agenzia spaziale e invece la Vascular Tissue Challenge della NASA ha visto ben due team vincitori, entrambi dell’Istituto di medicina rigenerativa del Wake Forest – Winston e WFIRM – che si sono aggiudicati rispettivamente il primo e secondo posto. I due team di ricercatori sono riusciti, con metodologie diverse, a riprodurre un tessuto epatico biologicamente vivo. La scoperta potrà avere effetti rivoluzionari non solo nell’ambito delle missioni spaziali ma anche applicazioni importanti per la salute dei cittadini, come ad esempio la possibilità di stampare gli organi sostituitivi in 3D a chi è in attesa di ricevere un trapianto di organi.
Le due aziende, Winston e WFIRM hanno utilizzato stampe in 3D diverse tra loro per design e materiali per produrre tessuti vivi di cellule presenti nel fegato umano. Il progetto che si è aggiudicato il primo posto del Wake Forest a Winston-Salem, nella Carolina del Nord ha costruito un tessuto a forma di cubo utilizzando cellule vive in grado di funzionare per 30 giorni in laboratorio, creando stampi simili a gel con “camere” per aiutare le cellule a formarsi nei tessuti. Il team Winston riceverà un premio di $ 300.000 e avrà anche l’opportunità di portare avanti la ricerca a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. È dal 2011 che il gruppo di scienziati sta lavorando sulle modalità per trasformare le cellule viventi in parti viventi del corpo umano.
Lynn Harper, che ha organizzato la sfida presso l’Ames Research Center della NASA nella Silicon Valley in California, ha dichiarato: “Il valore di un tessuto artificiale dipende interamente da quanto bene è in grado di imitare i processi del corpo umano.”
“I requisiti variano da organo a organo, rendendo il compito estremamente impegnativo e complesso. I risultati che emergono da questa sfida sono importanti e rappresentano un punto di riferimento sul quale costruire nuove informazioni sulle reazioni degli organi in condizioni di microgravità e ridurne al minimo di danni alle cellule nello spazio” ha concluso Harper.(30Science.com)

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