Scienza: rischio di autolesionismo potrebbe essere identificato 10 anni prima che si manifesti

20 Giu, 2021
Valentina Di Paola
News | Salute

(30Science.com) – Roma, 16 giu. – Alcuni fattori di rischio legati all’autolesionismo potrebbero essere presenti già all’età di cinque anni, quasi un decennio prima delle manifestazioni del disturbo. Questo almeno è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, condotto dagli scienziati dell’Università di Cambridge, che hanno identificato due sottogruppi distinti di giovani con tendenze autolesioniste. Il team, guidato da Stepheni Uh, ha utilizzato i dati relativi a una coorte del Regno Unito rappresentativa a livello nazionale, che comprendeva circa 11 mila individui.

Grazie a un software di apprendimento automatico, i ricercatori hanno differenziato i profili dei ragazzi, individuando caratteristiche emotive e comportamentali simili e atteggiamenti potenzialmente indice di tendenze autolesioniste. Le informazioni sono state utilizzate per tracciare i fattori di rischio in base al momento in cui si manifestano. Un’autostima molto bassa, ad esempio, era legata al comportamento autolesionista in atto, mentre essere vittime di bullismo sembrava precedere episodi di lesione autoinflitta.

Gli autori hanno identificato due sottogruppi distinti tra i giovani autolesionisti. Da un lato i ragazzi che mostravano cattiva salute mentale, i cui caregiver erano a loro volta associati a disturbi psicologici. In questo caso il comportamento autodistruttivo sembrava prevedibile fin dall’età di cinque anni. Per il secondo gruppo, invece, il comportamento autolesionista era più difficile da prevedere nella prima infanzia, e tra i segnali indice di un potenziale disturbo gli esperti indicano la propensione ad adottare comportamenti rischiosi e una minore sicurezza nei rapporti con amici e familiari.

L’autolesionismo rappresenta un problema grave tra gli adolescenti – afferma Stepheni Uh, dell’Università di Cambridgecomprendere la natura sfumata di questa patologia è importantissimo per attuare strategie mirate ed efficaci”. Secondo i risultati degli scienziati, i ragazzi appartenenti alla seconda categoria erano molto più numerosi rispetto a quelli i cui problemi erano facilmente individuabili. “I nostri risultati suggeriscono che l’autostima dei bambini piccoli e le misure volte a ridurre gli episodi di bullismo nelle scuole potrebbero contribuire a diminuire gli episodi di autolesionismo – aggiunge Duncan Astle, collega e coautore di Uh anche offrire supporto e formazione specifica agli insegnanti potrebbe essere di grande aiuto”. (30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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