Ice Memory estrae due carote dal Monte Rosa, saranno spedite in Antartide nella biblioteca dei ghiacci

Alessandro Berlingeri
16 Giu, 2021
News | Scienza

Credit: Enrico Costa, CNR.

(30Science.com) – Roma, 16 giu. – La missione sul Monte Rosa del progetto Ice Memory, programma internazionale volto a creare in Antartide una “biblioteca” dei ghiacci, si è conclusa con successo. La missione è stata organizzata dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISP) e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con il centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut.

La spedizione è stata un successo: il team ha estratto due carote di ghiaccio profonde oltre 80 metri da un sito importantissimo perché mantiene le informazioni del clima e dell’ambiente degli ultimi 10 mila anni”, afferma Carlo Barbante, direttore del CNR-ISP e professore alla Ca’ Foscari. “Il team ha lavorato bene nonostante le condizioni molto dure, con giorni di vento forte e neve. Ora questo prezioso archivio della storia climatica delle Alpi potrà essere conservato per il futuro”.

Credit: Enrico Costa, CNR.

Il progetto Ice Memory si propone di realizzare un archivio di campioni provenienti dai ghiacciai attualmente in pericolo di ridursi o scomparire. Le carote di ghiaccio sono state estratte dal Colle Gnifetti sul Ghiacciaio del Gorner, a 4500 metri di quota. Il Ghiacciaio del Gorner è il secondo ghiacciaio più esteso dell’arco alpino, con un’area di circa 40 chilometri quadrati, si estende dai 2190 fino ai 4600 metri sul livello del mare. A fronte della sua estensione, nel 2017 è stato calcolato un volume di circa 4,9 chilometri cubi. Dalla metà dell’800, il ghiacciaio ha perso circa il 40% della sua superficie, a seguito di un ritiro del suo fronte pari a circa 3,3 chilometri.

Nel segmento più vicino alla roccia, il campione estratto potrebbe contenere informazioni sul clima e l’ambiente fino a 10 mila anni fa. Se le analisi lo confermassero, significherebbe che in Antartide sarà conservato il ghiaccio più antico dell’arco alpino.

Afferma Fabio Trincardi, direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR: “Se perdessimo archivi come questo, se ne andrebbe la memoria di come l’uomo ha alterato l’atmosfera. Cerchiamo di preservarla per chi la studierà quando noi non ci saremo”. (30Science.com)

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