Hubble conferma, in alcune galassie non c’è materia oscura

22 Giu, 2021
Valentina Di Paola
News | Scienza

(30science.com) – Roma, 22 giu. – Nella galassia NGC1052-DF2 (DF2), che si trova a circa 22,1 megaparsec (più di 72 milioni di anni luce) di distanza dalla Terra, non vi è traccia di materia oscura. Lo conferma uno studio, pubblicato sull’Astrophysical Journal Letters, condotto dagli scienziati della Yale University e dell’Institute for Advanced Study, che hanno analizzato i dati raccolti dal telescopio spaziale NASA Hubble per determinare distanza, composizione e caratteristiche della galassia DF2.

Il team, guidato da Zili Shen e Pieter van Dokkum della Yale University e Shany Danieli dell’Institute for Advanced Study, ha evidenziato un margine di errore di 1,2 megaparsec in quella che è attualmente la misurazione più precisa della distanza della galassia NGC1052-DF2. Gli stessi autori nel 2018 avevano stabilito la distanza con la galassia UDG NGC1052-DF4, che presenta alcune peculiarità simili a DF2.

Questa nuova stima – osserva Danieli – ha implicazioni cruciali per valutare alcune delle proprietà fisiche della galassia e ci ha portati a stabilire che questo oggetto è privo di materia oscura”. Gli astronomi hanno esaminato i dati raccolti da 40 orbite di Hubble e scoperto che la galassia DF2 si trova leggermente più lontano di quanto si pensasse precedentemente. “Se questa galassia fosse più vicina – osserva l’esperto – sarebbe intrinsecamente più debole e meno massiccia, e sarebbe necessario ricorrere alla materia oscura per spiegare alcuni effetti legati alla sua massa totale”.

Secondo alcune ipotesi precedenti, la materia oscura sarebbe un componente fondamentale delle galassie, ma questo lavoro sembra confutare tale teoria. La squadra di ricerca ha spiegato il movimento delle stelle sulla base della massa totale degli astri. Stando alle misurazioni degli autori, DF2 sembrerebbe avere dimensioni paragonabili a quelle della Via Lattea, ma una massa di circa l’uno per cento in meno rispetto a quella della nostra galassia. Basato sulla fisica fondamentale, il metodo di stima degli esperti si basa sull’osservazione di giganti rosse, e del lampo emesso quando si esaurisce la riserva di elio. “Queste nuove intuizioni potrebbero avere grandi implicazioni nella nostra conoscenza sull’origine delle galassie – osserva Shen – dobbiamo andare oltre i dibattiti e cercare risposte”. (30science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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