E’ nei reni il segreto della resistenza alla sete dei dromedari

24 Giu, 2021
Valentina Di Paola
News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 24 giu. – L’efficienza dei reni è la chiave che permette ai dromedari di sopravvivere alle temperature estreme e allo stress da disidratazione. Lo hanno scoperto gli scienziati dell’Università di Bristol e dell’Università degli Emirati Arabi Uniti, che hanno pubblicato i risultati della loro indagine sulla rivista Communications Biology.

Il team, guidato da David Murphy dell’Università di Bristol e Abdu Adem dell’Università degli Emirati Arabi Uniti, ha analizzato migliaia di geni nel rene del Camelus dromedarius, l’animale da allevamento più importante nelle regioni aride e semiaride dell’Africa settentrionale e orientale, della penisola arabica e dell’Iran. Questi animali possono resistere diverse settimane senza bere e gli autori hanno scoperto che tale capacità dipende dalle funzioni renali altamente sviluppate.

L’urina del dromedario risulta infatti molto concentrata. Negli scenari di cambiamento climatico, spiegano gli esperti, capire i meccanismi alla base dell’adattamento alle temperature torride del dromedario potrebbe essere molto importante. Stando ai risultati del gruppo di ricerca, inoltre, la quantità di colesterolo nel rene svolge un ruolo fondamentale nel processo di conservazione dell’acqua.

Abbiamo associato per la prima volta il livello di colesterolo al mantenimento dell’acqua nel rene – osserva Murphy – questa nuova informazione potrebbe rivelarsi interessante anche per l’analisi di altre specie”. Per i prossimi studi, gli scienziati sperano di comprendere il modo in cui il cervello del dromedario reagisce agli stimoli in confronto con altri animali che si sono adattati alla vita nelle condizioni critiche tipiche dei deserti. (30science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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