Serve introdurre un nuovo tipo di diritto: il diritto a una cittadinanza scientifica. Nell’ambito delle reazioni sollevate dall’appello lanciato dalla scienziata Ilaria Capua per una mobilitazione della comunità scientifica contro il fenomeno delle fake news e per reagire alla progressiva perdita di autorevolezza del mondo scientifico nelle società contemporanee, il contributo proposto da Carlo Alberto Redi ci è parso molto interessante.

“Mi pare che il tema sollevato da Ilaria Capua – dice lo scienziato dell’Università di Pavia – sia un tema di assoluta attualità che mostra chiaramente come, in un mondo sempre più complesso e lacerato come quello in cui viviamo ci siano dei nuovi diritti che debbano essere riconosciuti e garantiti ai cittadini. Mi riferisco al diritto di cittadinanza scientifica, al diritto cioè di ogni cittadino di avere accesso a informazioni certe, validate, e rigorose sulle quali poter prendere le decisioni che riguardano diversi aspetti della sua vita. Penso, per esempio alla scelta di come far venire al mondo i propri figli, o di come andarsene, così come pure la scelta consapevole di conoscere cosa mangiamo”.

La proposta coglie un po’ il punto della questione sollevata da Capua e pone la questione più che in termini di contrapposizione politica (scienziati contro populisti) in un contesto più corretto che è quello del diritto del cittadino ad avere accesso a una informazione corretta e libera. In altri termini la questione delle fake news che rendono la scienza al pari di una “mera opinione” (vedi Silvio Garattini, per esempio) è questione di come la scienza, o meglio, i dati e i saperi scientifici vengono integrati all’interno dei flussi di informazione cui i cittadini hanno accesso. E’ in questo contesto che la questione assume una rilevanza, e cioè all’interno del dibattito pubblico. Se cittadinanza scientifica ha da essere, allora la scienza, o meglio le informazioni scientifiche (dati, risultati, informazioni) devono essere accessibili e comprensibili a tutti. Significa che in ogni contesto, su qualsiasi media, – anche sui social e anche quando sono in corso conflitti – questi contenuti devono poter essere resi disponibili, e comprensibili.