Roma – La prevenzione del melanoma potrebbe entrare stabilmente nell’agenda pubblica italiana con l’istituzione di una giornata nazionale dedicata: tra pochi giorni è atteso il voto definitivo della Camera dei Deputati sulla proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale per la Prevenzione del Melanoma, già approvata dal Senato. Il tema è stato al centro dell’VIII edizione del MelanomaDay, svoltasi presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, promossa dall’Associazione MelanomaDay e presentata a Montecitorio dall’onorevole Luciano Ciocchetti.
In Italia si stimano ogni anno circa 14.000 nuovi casi di melanoma. Il tumore colpisce anche i giovani ed è tra le neoplasie più frequenti nella fascia under 50. Se diagnosticato in fase iniziale, il tasso di sopravvivenza a cinque anni supera il 95%.
“Oggi siamo in Parlamento a pochissimi giorni dal voto definitivo su una legge che riconosca ufficialmente questa giornata”, ha detto Gianluca Pistore, fondatore e presidente dell’Associazione MelanomaDay, che ha avviato il progetto dopo aver perso il padre per un melanoma a 51 anni. “È una battaglia di civiltà e siamo quasi alla meta”.
“La prevenzione non è un costo, è un investimento”, ha sottolineato l’onorevole Ciocchetti, vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. “Tra pochi giorni la Camera sarà chiamata al voto definitivo: dare a questa giornata una cornice giuridica significa dire ai cittadini che lo Stato si prende cura di loro prima che si ammalino”.
Ai lavori hanno partecipato i presidenti delle principali società scientifiche di settore: Giovanni Pellacani (SIDeMaST), Daniela Massi (Intergruppo Melanoma Italiano) e Massimo Di Maio (AIOM), insieme a specialisti di IFO San Gallicano, Policlinico Umberto I, Gemelli, Tor Vergata, Campus Bio-Medico e IDI-IRCCS

Gianluca Pistore è fondatore e presidente dell’Associazione MelanomaDay, nata dopo la perdita del padre Silvio a causa di un melanoma. Laureando in Medicina e chirurgia, divulgatore scientifico e scrittore, ha trasformato una vicenda personale in un progetto nazionale dedicato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla sensibilizzazione sul melanoma.
Con istituzione per legge della “Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma” per i cittadini italiani “cambierà una cosa fondamentale: la prevenzione del melanoma entrerà stabilmente nell’agenda pubblica del Paese”.
Lo ha spiegato Gianluca Pistore, fondatore e presidente dell’Associazione MelanomaDay, nata dopo la perdita del padre Silvio a causa di un melanoma. Laureando in Medicina e chirurgia, divulgatore scientifico e scrittore, ha trasformato una vicenda personale in un progetto nazionale dedicato alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla sensibilizzazione sul melanoma.
Con il MelanomaDay ha promosso negli anni migliaia di screening dermatologici gratuiti, iniziative di formazione, eventi scientifici e attività di divulgazione rivolte ai cittadini. Il suo impegno ha contribuito al percorso che ha portato alla proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma, con l’obiettivo di rendere la prevenzione un appuntamento stabile di salute pubblica, confronto scientifico e responsabilità collettiva. “Una legge certamente non fa sparire una malattia da sola – ha spiegato – Ma può fare qualcosa di molto importante: può creare un appuntamento riconoscibile, stabile, attorno al quale mobilitare istituzioni, scuole, aziende sanitarie, società scientifiche, associazioni e cittadini”. La proposta promossa dall’On. Luciano Ciocchetti prevede che il MelanomaDay ricorra il primo sabato di maggio e che, in quella occasione, Stato, Regioni, enti locali, aziende sanitarie, istituzioni scolastiche ed enti del Terzo settore possano organizzare attività di sensibilizzazione e screening per la prevenzione del melanoma. Prevede anche campagne di informazione e divulgazione scientifica del Ministero della Salute, iniziative nelle scuole e campagne di screening per i soggetti maggiormente esposti ai fattori di rischio.
“Per i cittadini – ha detto Pistore – questo significa avere più occasioni per essere informati, più strumenti per capire quando controllare la propria pelle, più attenzione verso i soggetti a rischio, più cultura della fotoprotezione, più diagnosi precoci.
Vorrei ringraziare l’Onorevole Luciano Ciocchetti, perché ha avuto la sensibilità di ascoltare una storia nata dalla società civile e di portarla dentro le istituzioni. Questo è il senso più bello della politica: prendere un dolore, una domanda, un bisogno reale, e provare a trasformarlo in un impegno pubblico”. “Per chi ha perso una persona cara – ha insistito – a causa di questo tumore, la prevenzione non sarà mai soltanto una parola o una data sul calendario. Per me, e per molte associazioni di pazienti, significa tempo. Significa una possibilità in più. Una diagnosi precoce in più. Il MelanomaDay deve diventare un metodo. Ogni anno un tema. Ogni anno una priorità. Ogni anno una proposta concreta. Non una giornata in cui diciamo soltanto quanto sia importante la prevenzione, ma una giornata in cui il Paese si chiede con onestà: cosa possiamo fare in più? Gli strumenti ci sono già nel testo della legge: campagne informative, coinvolgimento delle scuole, iniziative di sensibilizzazione, screening per soggetti a rischio, collaborazione tra istituzioni, aziende sanitarie, Terzo settore e associazioni impegnate nella prevenzione del melanoma.
Ma perché questi strumenti diventino salute pubblica reale servirà il contributo della comunità scientifica. SIDeMaST, AIOM, IMI e ADOI hanno un ruolo decisivo: trasformare la sensibilizzazione in indicazioni corrette, percorsi appropriati, diagnosi precoce, presa in carico multidisciplinare e accesso alle cure. La differenza tra un simbolo e uno strumento la fa il lavoro che scegliamo di costruire attorno a quella data”.
“E’ necessario – ha aggiunto – che le istituzioni nazionali, a partire dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Istruzione, perché il testo prevede campagne informative e iniziative nelle scuole. Serve il coinvolgimento delle Regioni, delle aziende sanitarie, dei dipartimenti di prevenzione, dei dermatologi, gli oncologi e di tutti i medici che si occupano di melanoma.
Serve la guida delle società scientifiche. SIDeMaST per la prevenzione dermatologica e la diagnosi precoce. IMI per la complessità diagnostica, l’anatomia patologica e la medicina di precisione. AIOM per le reti oncologiche, l’accesso alle terapie innovative e l’equità di cura. ADOI per il ruolo fondamentale della dermatologia ospedaliera e territoriale. Ognuna di queste realtà porta un pezzo della risposta.
E servono le associazioni pazienti e le associazioni civiche, che voglio ringraziare perché tengono insieme ciò che a volte rischiamo di separare: la competenza scientifica e la vita reale delle persone. Poi servono risorse, certo. Ma prima ancora serve una visione. Dobbiamo misurare quello che facciamo: quante scuole raggiungiamo, quante persone informiamo, quanti soggetti a rischio intercettiamo, quante diagnosi precoci favoriamo, quante disuguaglianze territoriali riduciamo”. Con quasi 13.000 nuove diagnosi l’anno e circa 2.500 decessi, il melanoma è un fenomeno in crescita. “Il melanoma ha spiegato Pistore – resta una priorità di salute pubblica. Questi numeri ci dicono due cose insieme. La prima: non possiamo abbassare la guardia. Parliamo di un tumore aggressivo, che colpisce anche persone giovani e che può avere conseguenze drammatiche se diagnosticato tardi.
La seconda: abbiamo margini enormi per fare meglio, perché la diagnosi precoce cambia profondamente la storia della malattia.
Nei prossimi anni dobbiamo aspettarci una sfida complessa. Da un lato, una maggiore consapevolezza e una maggiore attenzione dermatologica possono far emergere più diagnosi, soprattutto in fase precoce. Dall’altro, restano comportamenti a rischio molto diffusi: esposizione solare intensa e intermittente, scottature in età infantile e adolescenziale, uso di lettini abbronzanti, sottovalutazione dei cambiamenti della pelle.
Quindi la domanda non è solo se i numeri cresceranno o diminuiranno. La vera domanda è: quali numeri vogliamo cambiare?
Vogliamo più diagnosi precoci e meno diagnosi tardive. Vogliamo più cittadini informati e meno scottature nei bambini. Vogliamo più accesso appropriato ai controlli e meno liste d’attesa ingolfate da percorsi non necessari. Vogliamo più equità, perché il luogo in cui una persona nasce o vive non deve decidere la qualità della prevenzione e della cura che riceverà.
Il MelanomaDay nasce per questo: non per guardare i numeri da lontano, ma per trasformarli in azioni. Se la legge sarà approvata, avremo una cornice in più. Poi toccherà a noi, tutti insieme, darle vita”.(30Science.com)

