Roma – “I sistemi giapponesi rappresentano oggi lo stato dell’arte operativo: si basano su monitoraggio in tempo reale, su modelli deterministici estremamente rapidi e su catene decisionali altamente automatizzate, che consentono di emettere allerte in tempi molto brevi. Tuttavia, proprio a partire da questa base molto avanzata, nel Workshop di GoBeyond si discuterà come evolvere ulteriormente questi sistemi”. Così Aldo Zollo, professore di Sismologia all’Università di Napoli Federico II, esperto di sistemi di early warning per i terremoti ha commentato le notizie sul sisma in Giappone, a margine del secondo workshop di GoBeyond, organizzato a Napoli presso la stessa Università Federico II. “Il Giappone – ha continuato Zollo – dispone di uno dei sistemi di allerta più avanzati al mondo, gestito dalla Japan Meteorological Agency, che integra in modo coordinato l’early warning sismico e l’allerta tsunami. Il sistema si basa su una rete estremamente densa di sismometri che consente di rilevare un terremoto in pochi secondi, stimandone rapidamente magnitudo e localizzazione. A partire da queste prime informazioni, vengono utilizzati modelli numerici pre-calcolati e analisi della geometria della frattura sismica per valutare se il movimento verticale del fondale marino possa aver generato uno tsunami. Nel caso in cui il rischio sia confermato, l’allerta viene emessa entro 2–3 minuti e diffusa alla popolazione e alle autorità attraverso diversi livelli di intensità (advisory, warning, major warning). Parallelamente, il sistema continua a monitorare in tempo reale il livello del mare grazie a boe equipaggiate con sensori, e a mareografi costieri, che permettono di verificare e aggiornare continuamente le previsioni. Le onde di tsunami vengono inoltre simulate su scala di bacino oceanico per stimare i tempi di arrivo, le altezze attese e le aree potenzialmente inondate. Questo approccio integrato consente una risposta estremamente rapida ed efficace, particolarmente cruciale nelle aree costiere prossime all’epicentro, dove i tempi di reazione sono limitati a pochi minuti”. Ma se il Giappone rappresenta la punta più avanzata dell’esistente, il dibattito scientifico punta ad andare anche più in là: “ Una prima direzione verso lo sviluppo di nuovi sistemi di allerta riguarda il passaggio da un approccio puramente deterministico a uno probabilistico, capace di integrare le incertezze sulla sorgente sismica e di fornire scenari multipli di impatto, soprattutto nelle aree costiere dove la variabilità degli effetti è elevata. Un secondo aspetto riguarda il passaggio a un approccio orientato all’impatto: non solo la stima dell’altezza dell’onda, ma una valutazione più completa degli effetti attesi, come l’estensione dell’inondazione, i possibili danni alle infrastrutture e il rischio per la popolazione. Infine, un tema cruciale è la gestione dell’incertezza e il supporto alle decisioni, con l’obiettivo di migliorare la comunicazione del rischio e aiutare le autorità a prendere decisioni rapide anche quando le informazioni disponibili sono ancora incomplete. I sistemi attuali – come quello giapponese – costituiscono certamente un riferimento fondamentale, ma la ricerca sta lavorando per renderli più flessibili, probabilistici e sempre più orientati all’impatto reale, così da affrontare in modo più efficace la complessità degli scenari tsunami, in particolare nei casi di aree costiere prossime alla sorgente”. (30Science.com)
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Zollo (UniNapoli), Giappone all’avanguardia nell’early warning ma puntiamo a fare di meglio
(21 Aprile 2026)
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