Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Entro 2100, aria insalubre sarà problema quotidiano

(1 Aprile 2026)

Roma – Secondo nuove simulazioni, entro il 2100 il cambiamento climatico porterà un forte peggioramento della qualità dell’aria negli Stati Uniti, tanto che un cittadino su tre respirerà abitualmente aria nociva per le persone più vulnerabili, un incremento di sette volte rispetto ai livelli registrati all’inizio del secolo. La ricerca, condotta dall’Università di Waterloo e pubblicata su Environmental Science & Technology, stima che circa 100 milioni di americani vivranno in aree dove, durante la stagione dello smog — che va da maggio a settembre — la qualità media dell’aria sarà così bassa da far scattare frequenti avvisi per le categorie a rischio, invitandole a restare al chiuso. Nel 2000, questa condizione riguardava circa 14 milioni di persone, con l’aumento previsto concentrato soprattutto in California e nella parte orientale del Paese. “Il cambiamento climatico potrebbe far sì che i giorni con scarsa qualità dell’aria passino da rari a frequenti”, ha affermato la dottoressa Rebecca Saari, professoressa di ingegneria civile e ambientale e titolare della cattedra di ricerca su cambiamento globale, atmosfera e salute presso l’Università di Waterloo. “Le persone particolarmente sensibili all’inquinamento atmosferico, tra cui gli anziani, i bambini asmatici e coloro che soffrono di patologie preesistenti, potrebbero trovarsi ad affrontare un lancio di moneta quotidiano, con una probabilità quasi del 50 per cento di ricevere ogni giorno un avviso che le inviti a modificare il proprio comportamento per ridurre l’esposizione.” Lo studio si basa su analisi precedenti che prevedono un aumento fino a quattro volte degli allarmi per la qualità dell’aria e stimano che, per evitare rischi sanitari legati all’inquinamento, entro fine secolo potrebbe essere necessario restare in casa fino a 142 giorni in più all’anno. La nuova ricerca amplia queste valutazioni includendo sia l’ozono sia il particolato, principali responsabili degli avvisi e fattori chiave nelle malattie e nei decessi prematuri legati all’ambiente. Secondo Saari, un aspetto rilevante emerso è che le persone anziane beneficiano più di altri gruppi vulnerabili delle misure di protezione, come restare al chiuso, usare mascherine e migliorare i sistemi di filtrazione dell’aria negli edifici. “Siamo rimasti sorpresi da quanto diffusa e comune possa essere l’esperienza di gruppi sensibili con un’aria considerata in media dannosa per la salute”, ha affermato Saari. “Ci auguriamo che il nostro lavoro contribuisca a fornire linee guida più mirate e a rafforzare la necessità di ridurre l’inquinamento e di adottare soluzioni a lungo termine, come l’accesso a spazi interni puliti”.(30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla