Valentina Di Paola

Sudafrica, 220 mila anni fa, gli umani estraevano materie prime

(7 Aprile 2026)

Roma – In Sudafrica, gli esseri umani estraevano pietra e altre materie prime da siti specificatamente selezionati già 220 mila anni fa, molto prima rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. A questa conclusione giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell’Università di Tubinga. Il team, guidato da Manuel Will e Gunther Möller, ha esaminato il sito di Jojosi, in Sudafrica, scoprendo numerose tracce di estrazione di orneblenda, un comune minerale di colore verde scuro e nero. “Abbiamo notato – afferma Will – blocchi scheggiati per selezionarne la qualità, schegge di varie dimensioni, migliaia di scarti di produzione di dimensioni millimetriche e martelli di pietra. L’orneblenda, spiegano gli esperti, era utilizzata nell’Età della Pietra per la fabbricazione di utensili. “A Jojosi – riporta ancora Will – le persone lavoravano blocchi di roccia, scheggiando il materiale fino a ottenere le forme desiderate dalla pietra, per poi ricavarne utensili”. I ricercatori hanno rinvenuto quasi esclusivamente scarti di produzione. L’assenza sia di prodotti finiti che di altre tracce di attività e insediamenti suggerisce che le popolazioni dell’età della pietra visitassero Jojosi unicamente per ottenere la materia prima. I reperti indicano inoltre che queste attività siano continuate per decine di migliaia di anni, almeno fino al 110.000 a.C. Il sito di Jojosi si trova a circa 140 chilometri dalla costa dell’Oceano Indiano. Durante gli scavi, i ricercatori hanno poi portato alla luce strati orizzontali ben definiti con un’alta densità di reperti, che variava da 200 mila a due milioni di manufatti per metro cubo. Tutti i sedimenti sono stati setacciati per preservare anche le schegge più piccole. In totale, il gruppo di ricerca è riuscito ad assemblare un totale di 353 reperti. “I ritrovamenti di Jojosi – conclude Karla Pollmann, Rettrice dell’Università di Tubinga – offrono una rara e chiara visione delle prime radici delle capacità di pianificazione umana. Allo stesso tempo, questi reperti mostrano quanto indietro nel tempo si estenda la capacità di selezionare consapevolmente le risorse e organizzare le attività attraverso le generazioni”.(30Science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).