Roma – I buchi neri possono esistere solamente in un determinato intervallo di stabilità. A descriverlo uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, condotto dagli scienziati della Monash University. Il team, guidato da Hui Tong, ha utilizzato i dati di GWTC-4, una rete globale di osservatori di onde gravitazionali. I risultati supportano le ipotesi secondo cui i buchi neri di determinate masse non potrebbero esistere a causa di instabilità, ma si manifestano solo come singolarità di massa secondaria nei sistemi binari. Questo lavoro, commentano gli scienziati, potrebbe offrire nuove prospettive sull’evoluzione delle stelle e dei buchi neri. La teoria dell’evoluzione stellare, sottolineano gli scienziati, prevede che alcune stelle molto massicce possano diventare delle supernove, tanto dirompenti e potenti da non lasciare alcun residuo di buco nero. Si prevede che questo processo generi un vuoto nell’intervallo di masse possibili: il gap di instabilità di coppia, che si stima possa variare da 50 a 130 volte la massa del Sole. Finora non esistevano prove a sostengo di tale esistenza. Gli osservatori di onde gravitazionale rappresentano una promettente via per studiare gli esiti delle supernove da instabilità di coppia, perché permettono di rilevare segnali provenienti da eventi cosmici massicci. I dati del quarto catalogo di onde gravitazionali rilevate dalla collaborazione LIGO-Virgo-KAGRA si basano su osservazioni compiute negli Stati Uniti, in Italia e in Giappone, e si concentrano sulla distribuzione delle masse all’interno di sistemi binari di buchi neri. Le analisi, riportano gli autori, forniscono prove dell’assenza di instabilità di coppia nei buchi neri di massa secondaria in questi sistemi. Tale carenza non si osserva nel buco nero più grande del sistema binario, ma in una mancanza di buchi neri secondari tra circa 44 e 116 masse solari, che coincide con un intervallo di massa in cui gli spin dei buchi neri binari sembrano cambiare comportamento. Ciò potrebbe riflettere un processo di instabilità di coppia sottostante. Gli autori ipotizzano che il buco nero primario in tali sistemi possa esistere all’interno del gap di massa proibito, poiché potrebbe essersi formato in modo diverso rispetto ai buchi neri secondari derivanti da supernove a instabilità di coppia. Nel complesso, concludono gli scienziati, i risultati potrebbero migliorare la comprensione dell’evoluzione delle stelle massicce.(30Science.com)
Valentina Di Paola
Non tutti i buchi neri possono esistere, alcuni sono instabili
(1 Aprile 2026)
Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).