Roma – Il fossile di quello che si pensava essere il più antico polpo, risalente a 300 milioni di anni fa, potrebbe essere in realtà un altro animale imparentato con un moderno Nautilus, con molti tentacoli e un guscio esterno. Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, condotto dagli scienziati dell’Università di Reading. Il team, guidato da Thomas Clements, ha analizzato il fossile di Pohlsepia mazonensis attraverso recenti tecniche di imaging per esaminare l’interno della roccia fossile.
Questo lavoro, commentano gli scienziati, risolve un annoso enigma nella comprensione dell’evoluzione dei polpi che per decenni ha confuso la comunità scientifica. Nello specifico, i risultati forniscono la prova della più antica conservazione di tessuti molli di un nautiloide. Il Pohlsepia mazonensis, spiegano gli esperti, era stato identificato come un antenato di un polpo dopo il suo ritrovamento 25 anni fa. Il reperto era stato oggetto di una prima analisi pubblicata nel 2000 e successivamente utilizzato in studi sull’evoluzione dei polpi e dei loro parenti. L’utilizzo di tecniche di imaging moderne ha contribuito a rivelare nuove informazioni su questo fossile. Nello specifico, gli scienziati hanno individuato una radula, una struttura alimentare a forma di nastro con file di denti, presente solo nei molluschi. Sono emersi 11 elementi simili a denti per fila, e la forma e il numero di queste strutture escludevano la classificazione come polpo, che ne presenta tra sette e nove. I risultati rivelano inoltre che l’animale si era parzialmente decomposto prima della fossilizzazione, assumendo quindi un aspetto molto diverso rispetto a quello reale. Il Nautilus, invece, è una creatura marina con conchiglia ancora esistente, le cui origini antichissime hanno portato alcuni a definirlo un fossile vivente. Nel complesso, commentano gli autori, i risultati cambiano il quadro generale sull’evoluzione dei polpi. I dati attuali supportano l’ipotesi che i polpi siano comparsi molto più tardi, durante il periodo Giurassico. I ricercatori ritengono ora che la separazione tra i polpi e i loro parenti a dieci braccia, come i calamari, sia avvenuta nell’era mesozoica, e non centinaia di milioni di anni prima come si pensava in precedenza. “È davvero interessante – concludono gli scienziati – pensare che una fila di minuscoli denti nascosti, rimasti celati nella roccia per 300 milioni di anni, abbiano cambiato radicalmente ciò che sappiamo su quando e come si sono evoluti i polpi”. (30Science.com)

