Roma – Un grande cane accompagnava esseri umani nella Grotta della Bàsura già circa 14.400 anni fa, fornendo una delle prove dirette più antiche del rapporto tra uomo e animale nel Paleolitico superiore. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews e guidato da Federico De Sario insieme a un team internazionale di studiosi.
La ricerca si basa sull’analisi di impronte fossili di canide ritrovate nella grotta ligure, scoperte insieme a numerose tracce umane. Grazie a tecniche avanzate di analisi delle tracce (ichnologia), a confronti con impronte moderne e a modelli statistici come l’analisi delle componenti principali (PCA), gli studiosi hanno stabilito che tutte le impronte canine appartengono con alta probabilità a un singolo individuo.
Le caratteristiche morfologiche delle tracce hanno permesso di ricostruire anche l’aspetto dell’animale: un cane di grandi dimensioni, con un peso stimato di circa 39 chilogrammi, un’altezza al garrese di 69 centimetri e una lunghezza complessiva di circa 108 centimetri. Si tratta di dimensioni compatibili con un cane domestico, distinguibile da un lupo selvatico per specifici parametri delle impronte, come la larghezza e gli angoli interdigitali.
Elemento chiave dello studio è la contemporaneità delle tracce: le impronte umane e quelle del cane si sovrappongono e si intersecano in più punti, indicando chiaramente che uomini e animale si muovevano insieme all’interno della grotta. Questo dato rappresenta una prova diretta di interazione, a differenza di altri siti dove la co-presenza non implica necessariamente simultaneità.
“La contemporaneità delle impronte umane e canine è evidente attraverso sovrapposizioni e intersezioni dirette”, spiegano gli autori, sottolineando come questo elemento “fornisca la più antica evidenza diretta di una stretta associazione tra esseri umani e cani nel Paleolitico superiore”.
Lo studio si inserisce nel dibattito sull’origine della domesticazione del cane, considerata un processo complesso e geograficamente diversificato. Le evidenze genetiche indicano che la separazione tra lupo e cane domestico (Canis lupus familiaris) sarebbe avvenuta tra 40.000 e 20.000 anni fa, ma prove archeologiche dirette sono relativamente rare.
In questo contesto, la grotta ligure rappresenta un sito eccezionale. “La Grotta della Bàsura offre una testimonianza unica delle interazioni tra uomo e canide e del ruolo degli animali nella sopravvivenza e nell’esplorazione degli ambienti ipogei”, scrivono i ricercatori. La presenza del cane accanto agli esseri umani suggerisce infatti un rapporto già consolidato, probabilmente basato su collaborazione, protezione o supporto nelle attività quotidiane.
Secondo gli autori, questi risultati rafforzano l’idea che il cane abbia avuto un ruolo cruciale nell’adattamento umano durante il Paleolitico superiore, contribuendo alla capacità delle comunità di esplorare nuovi ambienti e affrontare condizioni difficili. La scoperta aggiunge quindi un tassello fondamentale alla ricostruzione delle origini della relazione tra uomo e animale, una delle più durature nella storia evolutiva della nostra specie.(30Science.com)

