Roma – Accorciare i tempi della diagnosi, che oggi possono arrivare fino a tre anni e mezzo, e garantire equità di accesso alle cure su tutto il territorio regionale sono i pilastri del progetto multidisciplinare “Fibrosi Polmonare in Campania – Consensus Regionale IPF/PPF”. L’iniziativa, presentata oggi a Napoli con il contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim, nasce per rispondere alle criticità emerse da una survey promossa dal Provider Sanitanova. L’indagine, che ha coinvolto pneumologi, radiologi e reumatologi campani, ha evidenziato come solo il 17% degli specialisti ritenga soddisfacente l’attuale rete dei centri prescrittori e appena il 17% possa contare su una collaborazione multidisciplinare strutturata. La Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF) e le forme progressive (PPF) sono patologie croniche che evolvono in insufficienza respiratoria entro 4-5 anni se non trattate. In Campania si stimano tra i 1.200 e i 1.600 pazienti, un dato probabilmente sottostimato a causa di sintomi spesso confusi con altre patologie. Per l’88% dei pneumologi intervistati, il ritardo diagnostico rappresenta il danno maggiore, poiché le terapie tempestive sono l’unico strumento efficace per rallentare l’evoluzione della malattia e preservare la funzione polmonare. La soluzione indicata quasi all’unanimità dagli esperti è l’istituzione di un “Fibrosi Board” multidisciplinare, supportato da una piattaforma digitale regionale per la condivisione di referti e immagini. La Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF) e le forme progressive (PPF) colpiscono in Campania tra i 1.200 e i 1.600 cittadini. “La fibrosi polmonare è una malattia invisibile perché procede silenziosamente e i sintomi appaiono solo quando l’apparato respiratorio è severamente compromesso”, spiega Massimo Triggiani, responsabile UOC Immunologia clinica e Reumatologia dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. “Oggi abbiamo nuovi farmaci molto efficaci, per cui diventa fondamentale una diagnosi precoce. Vista la carenza di centri sul territorio, è prioritario sviluppare una Rete Hub & Spoke che colleghi i centri diagnostici d’eccellenza con le strutture periferiche dove il paziente può essere monitorato costantemente”, aggiunge. L’importanza dell’integrazione tra branche mediche è confermata da Enrico Tirri, direttore UOC Reumatologia dell’Ospedale del Mare, che ricorda come l’impegno polmonare sia una delle manifestazioni extra-articolari più temute nelle connettiviti. “È fondamentale – dichiara – favorire rapidamente un percorso clinico terapeutico specifico con il supporto di un team che preveda l’interazione tra reumatologo e pneumologo. Oltre alla terapia farmacologica, è necessaria la gestione degli stili di vita: abolire il fumo di sigaretta è cruciale, poiché raddoppia il rischio e riduce la risposta ai farmaci”. Il progetto punta a una trasformazione radicale della gestione del malato. “La gestione di questi pazienti richiede oggi una vera e propria rivoluzione dei modelli organizzativi”, afferma Fabio Perrotta, associato di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università della Campania ‘L. Vanvitelli’. “È fondamentale che le istituzioni regionali e le direzioni strategiche lavorino in sinergia con gli specialisti per garantire una presa in carico globale, favorendo un trasferimento rapido delle evidenze della ricerca alla pratica clinica quotidiana”, aggiunge. L’impatto di questo nuovo modello non è solo clinico, ma anche sociale ed economico. Per Giuseppe Fiorentino, direttore UOC Fisiopatologia Respiratoria dell’Ospedale Monaldi, “una precoce presa in carico multidisciplinare significa curare il malato e non solo la malattia, riducendo i costi sanitari che per le forme progressive possono essere oltre il doppio rispetto a un trattamento normale. In quest’ottica, la Campania si sta organizzando per poter effettuare i trapianti di polmone nel proprio ambito territoriale, evitando la migrazione sanitaria e risolvendo i problemi logistici legati alla difficile trasportabilità dei pazienti in stato di insufficienza respiratoria”. (30Science.com)