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Long covid, anticorpi migliorano paziente grave al Bambino Gesù

(1 Aprile 2026)

Roma – Una terapia con immunoglobuline ad alte dosi ha portato al recupero completo di un paziente adulto con Long COVID severo, suggerendo un possibile nuovo approccio terapeutico per questa condizione ancora priva di cure riconosciute. È quanto riportato in uno studio condotto da Marta Camici e Andrea Antinori dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, insieme a Eva Piano Mortari, Chiara Agrati e Giusi Prencipe dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, pubblicato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases. I risultati indicano che una modulazione del sistema immunitario può contribuire a risolvere sintomi persistenti legati a una disfunzione immunologica. Il caso clinico riguarda un paziente di 39 anni, precedentemente sano, che dopo due infezioni da SARS-CoV-2 ha sviluppato una forma grave e persistente di Long COVID, con sintomi debilitanti tra cui fatigue intensa, nebbia cognitiva, disturbi della memoria e del sonno, oltre a segni di disfunzione del sistema nervoso autonomo. Le terapie precedenti non avevano prodotto benefici duraturi. Le analisi condotte dai ricercatori hanno evidenziato la presenza di autoanticorpi circolanti in grado di interferire con funzioni essenziali come la  comunicazione nervosa e la regolazione del tono vascolare. Sulla base di questi risultati, il paziente è stato trattato con immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi, somministrate in tre cicli mensili. Il miglioramento è stato rapido e progressivo: già dopo il primo ciclo si è osservata una riduzione significativa della fatigue e dei disturbi cognitivi. Nei mesi successivi i sintomi si sono ulteriormente attenuati fino a scomparire. A un anno dall’inizio della terapia, il paziente aveva recuperato pienamente le capacità cognitive, era tornato al lavoro e aveva ripreso l’attività fisica, con una qualità di vita paragonabile al periodo precedente l’infezione. Parallelamente, i ricercatori del Bambino Gesù hanno documentato modifiche rilevanti nei parametri immunologici, tra cui la riduzione degli autoanticorpi diretti contro i recettori del sistema nervoso autonomo, dei marcatori infiammatori e degli indicatori di attivazione della coagulazione. È stata inoltre osservata la scomparsa di un’interazione anomala tra linfociti T e monociti, ritenuta potenzialmente responsabile del mantenimento di uno stato infiammatorio cronico. “Questi risultati suggeriscono che, in un sottogruppo di pazienti, il Long COVID potrebbe essere sostenuto da una persistente disregolazione del sistema immunitario”, ha spiegato Camici, sottolineando che le immunoglobuline potrebbero rappresentare una strategia terapeutica mirata per pazienti selezionati identificabili tramite specifici biomarcatori. Gli autori evidenziano tuttavia che si tratta di un singolo caso clinico e che saranno necessari studi clinici controllati per confermare l’efficacia del trattamento e definire i criteri di selezione dei pazienti. L’obiettivo futuro sarà chiarire i meccanismi biologici alla base del Long COVID e sviluppare approcci terapeutici personalizzati.(30Science.com)

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