Roma – Le balenottere comuni del Mediterraneo non sono completamente isolate dal punto di vista genetico rispetto alle popolazioni dell’Atlantico, nonostante la separazione geografica. Lo dimostra uno studio guidato da Roberto Biello dell’Università di Ferrara, pubblicato sulla rivista Genome Biology and Evolution, che evidenzia anche un declino delle popolazioni sia mediterranee sia atlantiche negli ultimi 200mila anni. La ricerca ha analizzato per la prima volta genomi completi di diversi individui della popolazione mediterranea di balenottera comune (Balaenoptera physalus), confrontandoli con quelli di esemplari provenienti dall’Atlantico settentrionale, dal Pacifico settentrionale e dal Mare di Cortez. L’obiettivo era chiarire la struttura genetica, la storia evolutiva e il grado di isolamento di questa popolazione, finora poco caratterizzata a livello genomico. I risultati mostrano che, pur formando un gruppo geneticamente distinto, le balenottere del Mediterraneo mantengono connessioni con quelle dell’Atlantico settentrionale. Gli scienziati hanno infatti individuato differenze genetiche all’interno della stessa popolazione mediterranea: alcuni individui non presentano segni di mescolanza genetica, mentre altri mostrano contributi evidenti da popolazioni esterne, segnale di migrazioni e incroci ancora in atto. “Questi mammiferi straordinari rappresentano una componente essenziale dell’ecosistema mediterraneo”, ha spiegato Biello. “Generando i primi genomi completi per più individui di questa popolazione, il nostro studio offre una risorsa preziosa per comprendere il loro potenziale adattativo. I risultati indicano che una conservazione efficace richiederà sia di contrastare il declino numerico sia di mantenere la connettività con le popolazioni vicine”. Le balene svolgono un ruolo chiave negli ecosistemi marini, contribuendo alla redistribuzione dei nutrienti e al sostegno della biodiversità. Tuttavia, sono sempre più esposte a pressioni ambientali, tra cui cambiamenti climatici e attività umane. In questo contesto, gli studi genomici rappresentano strumenti fondamentali per comprendere la struttura delle popolazioni e pianificare strategie di tutela. La balenottera comune è la seconda specie più grande al mondo dopo la balenottera azzurra ed è classificata come in pericolo. In passato, studi basati su segnali acustici e tracciamenti avevano suggerito una separazione tra le popolazioni mediterranee e quelle atlantiche, ipotizzando anche la presenza di sottogruppi sedentari e migratori nel Mediterraneo. Tuttavia, le nuove analisi genomiche offrono un quadro più articolato, evidenziando una separazione non completa. Lo studio sottolinea come la conservazione di questa popolazione unica debba tenere conto non solo della protezione locale, ma anche dei flussi genetici con altre aree, considerati cruciali per la resilienza della specie di fronte alle crescenti pressioni ambientali.(30Science.com)
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Le balenottere Mediterraneo non sono isolate geneticamente
(28 Aprile 2026)
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