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A Napoli presentati sistemi che stimano in pochi secondi le conseguenze di terremoti e crisi vulcaniche

(21 Aprile 2026)

Roma – Stimare in pochi minuti dove si concentreranno i danni dopo un terremoto e quali aree richiederanno interventi prioritari. È questo il risultato concreto presentato oggi a Napoli nel corso del workshop internazionale del progetto europeo GOBEYOND, che riunisce esperti, ricercatori e operatori della protezione civile provenienti da tutta Europa.

L’evento, in programma oggi e domani presso l’Aula Magna – Conference Hall dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresenta uno dei principali momenti di confronto europeo sui sistemi di allerta precoce per i rischi naturali. Due giornate di lavori che vedono la partecipazione di istituzioni scientifiche, enti di ricerca, amministrazioni locali e organismi di protezione civile, con il coinvolgimento, tra gli altri, di INGV, Dipartimento della Protezione Civile, Comuni di Napoli e Pozzuoli e numerosi partner internazionali.

Al centro dei lavori, la dimostrazione operativa di sistemi di stima rapida dell’impatto post-evento, capaci di trasformare i primi dati sismologici in scenari immediati di conseguenze su edifici, popolazione e infrastrutture.

«La Post-earthquake rapid loss estimation demonstration è un esercizio dimostrativo che mostra, in modo operativo, come sia possibile passare in pochi minuti dai primi dati sismologici di un terremoto a una stima preliminare dei suoi impatti su popolazione, edifici e infrastrutture», spiega Aldo Zollo, professore di Sismologia all’Università di Napoli Federico II. Il sistema integra la determinazione rapida dei parametri di sorgente — localizzazione, profondità e magnitudo — con il calcolo delle mappe di scuotimento atteso al suolo, attraverso modelli di attenuazione e dati osservati in tempo reale. Queste informazioni vengono poi combinate con dati di esposizione e vulnerabilità, permettendo di stimare in tempi molto brevi «le possibili conseguenze dell’evento in termini di numero di vittime, feriti, persone coinvolte e perdite economiche».

Per fornire un termine di paragone, il professor Zollo cita il modello giapponese come punto di riferimento globale. «Il Giappone dispone di uno dei sistemi di allerta più avanzati al mondo, gestito dalla Japan Meteorological Agency, che integra in modo coordinato l’early warning sismico e l’allerta tsunami», continua Zollo. «I sistemi giapponesi rappresentano oggi lo stato dell’arte operativo: si basano su monitoraggio in tempo reale, su modelli deterministici estremamente rapidi e su catene decisionali altamente automatizzate. Tuttavia, proprio a partire da questa base molto avanzata, nel Workshop di GoBeyond si discuterà come evolvere ulteriormente questi sistemi».

Se il Giappone rappresenta la punta più avanzata, il dibattito scientifico punta ad andare oltre. «Una prima direzione riguarda il passaggio da un approccio puramente deterministico a uno probabilistico, capace di integrare le incertezze e fornire scenari multipli di impatto», sottolinea Zollo. «Un secondo aspetto è il passaggio a un approccio orientato all’impatto: non solo la stima del fenomeno fisico, ma una valutazione completa degli effetti attesi su infrastrutture e popolazione. Infine, un tema cruciale è migliorare la comunicazione del rischio per aiutare le autorità a prendere decisioni rapide anche con informazioni incomplete».

Si tratta di un approccio che si inserisce nel solco di metodologie consolidate a livello internazionale, come i sistemi PAGER e QLARM, e che evidenzia «la catena metodologica — dalla sorgente sismica all’impatto — ma anche le principali sfide scientifiche e operative, tra cui la gestione dell’incertezza nelle prime stime, la qualità dei dati di esposizione e la necessità di integrare informazioni eterogenee in tempo reale». Questo passaggio segna un’evoluzione significativa: dall’early warning basato sul fenomeno all’early warning basato sugli impatti, in cui l’informazione scientifica viene tradotta direttamente in indicazioni operative.

Il progetto GOBEYOND, finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dalla Universitat Politècnica de Catalunya – BarcelonaTech, coinvolge 17 istituzioni e 10 partner accademici e industriali e punta proprio allo sviluppo e all’adozione di sistemi di allerta multi-rischio basati sugli impatti.

Nel progetto, l’area dei Campi Flegrei rappresenta uno dei principali banchi di prova. Qui, «il sollevamento del suolo, la frequente sismicità e le persistenti emissioni di gas interagiscono generando un contesto di rischio complesso e in continua evoluzione», che richiede «un approccio dinamico, integrato e multi-rischio per la loro valutazione e mitigazione, che si basi sulla capacità di osservare e predire l’evoluzione e l’impatto degli stessi nel breve periodo» – conclude Zollo.

Giulio Zuccaro, direttore scientifico del Centro Studi PLINIVS e membro della Commissione Grandi Rischi, sottolinea la necessità di colmare il divario tra avanzamento scientifico e capacità decisionale.: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un avanzamento molto rilevante nella capacità di osservare e modellare i fenomeni naturali, ma il passaggio cruciale resta quello della traduzione di queste conoscenze in strumenti realmente utilizzabili nei processi decisionali». In un’area complessa come quella dei Campi Flegrei, «caratterizzata da elevata incertezza e da una forte interazione tra fenomeni diversi», questo passaggio «diventa ancora più delicato».

L’approccio discusso, la “post-earthquake rapid loss estimation”, può essere esteso anche al rischio vulcanico. Nel caso delle applicazioni sviluppate dal Centro Studi PLINIVS, questo sistema è implementato su una griglia territoriale ad alta risoluzione (250×250 metri). Per sensibilità del dato, i risultati non vengono restituiti in termini di numero di edifici danneggiati, ma attraverso indici di danno adimensionalizzati, che permettono una comparazione immediata tra aree diverse per individuare le zone prioritarie. «Negli ultimi anni i sistemi di risposta rapida hanno raggiunto un livello di maturità significativo», osserva Zuccaro, «tuttavia, permangono criticità importanti, legate alla qualità dei dati locali, sia per le condizioni del suolo sia per le caratteristiche del patrimonio edilizio».

La direzione è ormai tracciata: ridurre il tempo che separa l’evento dalla decisione, trasformando i dati in azioni. Nel caso dei Campi Flegrei, la sfida è amplificata dal fatto che non si tratta di eventi isolati, ma di fenomeni in evoluzione. «Il valore aggiunto di questi strumenti», conclude Zuccaro, «non è solo nella capacità di calcolo, ma nella loro utilità nel guidare decisioni complesse e rendere più consapevole la risposta alle emergenze». Il workshop prosegue anche nella giornata di domani con tavole rotonde e sessioni tecniche dedicate alle principali sfide ancora aperte, tra cui l’integrazione dei sistemi nei contesti operativi reali, la gestione dell’incertezza e il coordinamento tra i diversi livelli della protezione civile. La direzione è ormai tracciata: ridurre il tempo che separa l’evento dalla decisione, trasformando i dati in azioni.(30Science.com)

 

Per approfondire

Zuccaro, (Plinivs) “serve integrazione tra scienza e decisioni per Campi Flegrei”

Zollo (UniNapoli), Giappone all’avanguardia nell’early warning ma puntiamo a fare di meglio

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