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Associazioni, “Si aggrava il bilancio degli avvelenamenti” nel Parco d’Abruzzo

(22 Aprile 2026)

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Roma – “Proseguono senza sosta i ritrovamenti di esche avvelenate e di carcasse nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e nella sua area contigua ed alla luce dei numerosi e ripetuti episodi dello stesso tenore che Salviamo L’Orso (SLO) e con i partners di REWILDING APENNINES hanno rilevato e denunciato negli ultimi 5 anni in numerose aree esterne ai Parchi nazionali della nostra regione”. Lo hanno spiegato in una nota le due associazioni, che ritengono a questo punto vada fatto “un ragionamento piu profondo sul perchè questi episodi si ripetono e su quali possono essere le contromisure ed i provvedimenti tecnici da mettere in campo se effettivamente vi è la volonta delle istituzioni competenti di stroncare queste pratiche criminali. Per fornire un minimo di analisi e di informazione a chi ci legge, all’opinione pubblica che segue interessata queste vicende magari solo per l’eco sollevata da questi ultimi avvenimenti su tutta la stampa italiana o solo perchè interessata alle vicende dei grandi carnivori che abitano  l’Appennino e dell’orso in particolare, che degli avvelenamenti rischia di esser vittima come e piu del lupo, va detto – si legge in un comunicato –  che queste pratiche, le campagne di avvelenamento legalizzato contro i cosiddetti animali nocivi o “pulizie di primavera” in Italia sono state consentite fino agli anni ’70 del secolo scorso. Gli allevatori, e non solo, utilizzavano legalmente i bocconi avvelenati, lacci e trappole contro i lupi e molta altra fauna prima di lasciare le stalle e portare a monticare i propri animali. A fine anni anni ’70 questa pratica è diventata illegale grazie alla comprensione del fondamentale ruolo equilibratore che i predatori svolgono negli ecosistemi e all’introduzione degli indennizzi previsti per chi subiva i danni. Ora qualunque cosa dicano questi delinquenti che vorrebbero tornare ai “vecchi tempi”, lo spargere indiscriminato di esche o bocconi avvelenati non solo è illegale e criminale, visto che è una pratica che non discrimina e fa tabula rasa di un intero ecosistema, ma è anche totalmente ingiustificata. Gli allevatori oggi non solo hanno a disposizione mezzi di prevenzione quasi gratuiti, ma accedono agli indennizzi sempre piu velocemente”. Ci sono delle regole ovviamente, di conformità delle aziende, regole che garantiscono anche la salute umana, non solo il benessere animale, “regole – spiegano le due associazioni – che coinvolgono anche le strutture delle aziende, spessissimo fatiscenti, ma a queste regole i nostri allevatori o semplicemente chi possiede un pollaio abusivo sono “allergici”. A loro tutto è dovuto, si ritengono fuori ed oltre la legge e le regole che altri milioni di italiani sono tenuti a rispettare per garantire una civile convivenza, per loro non devono valere. Chi si lamenta della mancanza di indennizzi dovrebbe prima metter ordine in casa propria prima di pretenderli”. “Poi – si legge ancora nella nota – come molti fanno finta di non vedere, l’indennizzo è diventato una vera e propria fonte di entrata addizionale per alcuni allevatori disonesti. Che il Parco stia facendo del suo meglio lo prova il fatto che alcuni di essi o pseudo tali (in realta solo percettori di contributi assistenziali ) spesso pugliesi o laziali con residenze fittizie in regione, trasferiscono proprio qui le loro bestie per poi mettere in scena la lamentazione del povero allevatore rovinato da i lupi. Quindi sgombriamo subito il campo dall’idea che i lupi a Pescasseroli siano stati avvelenati per l’assenza di adeguati indennizzi, la realtà è che si è trattato di atti criminali e coordinati volti ad intimidire il parco reo di imporre regole a difesa delle leggi esistenti, (su cui Sindaci e ASL regionali chiudono entrambi gli occhi per quieto vivere…) e del benessere animale ed umano”. Cosa si puo fare concretamente per stroncare questo tipo di “odiosa criminalità?”. “Tolleranza zero. Non bisogna – spiegano –  battere in ritirata di fronte a questa offensiva criminale, anzi rendere ancora piu efficaci e stringenti i controlli sulle aziende e negare qualsiasi indennizzo a chi non è in regola, Moriranno altri lupi e orsi ? Forse…ma è più importante respingere il ricatto e sradicare criminalità e ignoranza, ora o mai più Iindennizzi equi e veloci. Gli allevatori onesti hanno il sacrosanto diritto ad essere indennizzati se danneggiati dalla fauna selvatica che è di proprietà dello Stato, quindi va ulteriormente migliorato il sistema degli indennizzi per chi è in regola, e questo dipende da un aumento delle risorse umane e finanziarie che lo Stato e la Regione devono rispettivamente mettere a disposizione dei Parchi nazionali e di quelli regionali”. La vigilanza istituzionale va rafforzata, “sia da parte dell’Enti Parco che dei Carabinieri Forestali che ne hanno piena responsabilita anche nelle aree fuori parco. I CC Forestali poi devono assolutamente rafforzare le loro Unità specializzate nell’antibracconaggio e intensificare il controllo su chi conduce attività di allevamento nelle aree colpite da episodi di avvelenamento. Prevenire è meglio che reprimere ed è anche più facile. Non devono più esistere zone franche dove la legalità è solo un optional e l’illegalita è tollerata”.  “Sono in molti a conoscere i responsabili di questi atti odiosi – ribadiscono le associazioni – ma l’ignavia e il desiderio di evitare seccature o rappresaglie ha la meglio anche su chi vorrebbe parlare e liberarsi di questi criminali che gettano discredito e vergogna su intere comunità che vivono di turismo naturalistico e rischiano di pagare un prezzo pesante anche in termini economici. Chi non parla pur sapendo e complice dei criminali. L’omerta si sconfigge con una semplice Legge Regionale che funzioni, come la legge 21 novembre 2000, n. 353, nota come ‘Legge-quadro in materia di incendi boschivi’ che proibisce la costruzione, il pascolo, e molto altro sulle aree percorse dal fuoco In questo caso si tratterebbe di una legge che proibisca ogni attività di pascolo, legnatico, caccia, raccolta funghi e tartufi per almeno 1 anno sulle aree interessate da episodi di avvelenamento. Si potrebbe ipotizzare l’estensione dell’area di esclusione di ogni attivita come un’area circolare con un raggio minimo di 1000 mt di distanza dal punto in cui sono state rinvenute le esche avvelenate o la carcassa di un animale morto di veleno. (circa 314 ettari). Il danno che la completa chiusura di un’area cosi vasta comporterebbe per tutte le categorie di utenti che la frequentano e la usano, sia professionalmente che per attività di tipo hobbistico, promuoverebbe una vigilanza continua ed attenta da parte di tutta la comunità locale che in caso di avvelenamento si vedrebbe privare la possibilità di esercitare i propri diritti ancestrali per colpa di un criminale. Siamo piu che certi che i risultati si vedrebbero immediatamente…”. Concludendo  Salviamo L’Orso “chiede al Ministero dell’Ambiente (MASE), al Comandante dei Carabinieri forestali (CUFA) ed al Governatore Marsilio, per quanto di competenza di ciascuno, se si possa contare su di loro per sconfiggere questi crimini infami. La soluzione esiste ed è semplice, un aumento di risorse per gli enti competenti ed una nuova Legge regionale …basta volerlo”. (30Science.com)

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