Roma – La NASA ha portato a termine con successo il lancio della missione Artemis II, il primo viaggio con astronauti diretti verso la Luna dall’epoca dell’Apollo nel 1972. Il razzo Space Launch System (SLS), alto circa 98 metri, è decollato da Cape Canaveral, dando inizio a una missione di circa dieci giorni a bordo della capsula Orion. Sebbene non sia previsto un allunaggio, il veicolo seguirà una traiettoria di “ritorno libero” attorno al satellite per testare l’idoneità della navicella a future missioni con equipaggio sulla superficie lunare, come Artemis IV prevista per il 2028. Dopo una fase di ascesa durata circa otto minuti, due accensioni dello stadio superiore hanno inserito Orion in un’orbita ellittica della durata di 24 ore, consentendo all’equipaggio di verificare attentamente i sistemi di comunicazione, navigazione, propulsione e supporto vitale. Nelle prime ore di missione è emersa un’anomalia in uno dei sistemi più innovativi a bordo: la toilette. Come spiegato da Norm Knight, responsabile delle operazioni di volo della NASA, il problema era legato al sistema di controllo, ma è stato risolto rapidamente senza impatti sulla missione. Il sistema igienico rappresenta un importante progresso rispetto alle missioni Apollo, durante le quali gli astronauti utilizzavano sacchetti per i rifiuti. Sulla capsula Orion, invece, è presente una toilette compatta integrata nel pavimento, progettata per garantire anche un minimo di privacy, nonostante lo spazio interno resti molto ridotto, simile a quello di due SUV. Questo modulo, sviluppato da Lockheed Martin, ha dimensioni paragonabili a quelle di un bagno aeronautico ed è parte integrante dei sistemi di supporto vitale, con soluzioni di emergenza ispirate alle tecnologie del passato. In condizioni di assenza di gravità, gli astronauti utilizzano appositi supporti per mantenere la posizione mentre un sistema basato su flussi d’aria convoglia i rifiuti solidi in contenitori dedicati. Per l’urina, ciascun membro dell’equipaggio dispone di un dispositivo personale collegato a un sistema di aspirazione che la trasferisce in un serbatoio. Dopo i controlli iniziali e una prima fase di riposo, la missione prosegue con l’accensione del motore del modulo di servizio per correggere l’orbita e, successivamente, con la manovra di iniezione translunare (TLI). Questa operazione, della durata di circa sei minuti, aumenterà la velocità della capsula permettendole di abbandonare l’orbita terrestre e dirigersi verso la Luna. Se tutto procederà secondo i piani, il viaggio verso il satellite durerà circa quattro giorni. Durante il sorvolo, gli astronauti passeranno a una distanza compresa tra 6.400 e 9.600 chilometri dalla superficie lunare e potrebbero stabilire un nuovo record di distanza dalla Terra, superando quello della missione Apollo 13. Al termine del flyby, Orion inizierà il rientro verso il nostro pianeta, con ammaraggio previsto nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego.(30Science.com)
