Roma – La celebre marcia di 200 miglia attribuita al re anglosassone Harold prima della battaglia di Hastings del 1066 non sarebbe mai avvenuta: il sovrano avrebbe invece raggiunto il sud dell’Inghilterra in gran parte via mare. È quanto emerge da uno studio guidato da Tom Licence della University of East Anglia, presentato come nuova interpretazione delle fonti medievali. La ricerca dimostra che la flotta di Harold non fu sciolta, come a lungo ritenuto, e che il re utilizzò una strategia combinata terra-mare, rivedendo radicalmente la ricostruzione tradizionale della conquista normanna. Per oltre due secoli, la narrazione storica si è basata su un’interpretazione della Anglo-Saxon Chronicle secondo cui Harold avrebbe congedato la flotta all’inizio di settembre 1066, costringendolo a una marcia forzata dal nord dell’Inghilterra fino a Hastings. Licence ha invece dimostrato che il riferimento al ritorno delle navi indicava semplicemente il rientro a Londra, loro base operativa, e non lo scioglimento della flotta.
“Non esiste alcuna prova contemporanea di una marcia forzata”, ha spiegato Licence, sottolineando come le fonti medievali continuino a menzionare la presenza attiva della flotta. “La campagna di Harold non fu una corsa disperata, ma un’operazione strategica coordinata”. Lo studio suggerisce che Harold utilizzò le navi per difendere la costa meridionale, sostenere la campagna contro Harald Hardrada nel nord e poi tornare rapidamente a sud dopo la battaglia di Stamford Bridge. Questo approccio sarebbe stato più rapido ed efficiente rispetto a una lunga marcia terrestre, ritenuta improbabile anche per le condizioni delle strade medievali e per lo stato delle truppe dopo il combattimento. Le fonti indicano inoltre che Harold avrebbe tentato una manovra a tenaglia contro le forze di Guglielmo di Normandia, combinando movimenti terrestri e navali per intrappolare l’invasore. La flotta inglese potrebbe però essere arrivata troppo tardi, compromettendo l’esito della battaglia. La ricerca rivaluta anche il ruolo delle capacità marittime anglosassoni, spesso sottostimate nella storiografia tradizionale. “Harold non era un comandante impulsivo ed esausto, ma uno stratega che utilizzava risorse navali in modo sofisticato”, ha affermato Licence. Secondo gli studiosi, il mito della marcia eroica sarebbe nato nel XIX secolo da una lettura errata delle fonti e avrebbe influenzato profondamente la percezione pubblica e accademica degli eventi del 1066. Il lavoro invita quindi a riconsiderare uno degli episodi più iconici della storia inglese, con implicazioni per l’insegnamento, la divulgazione museale e la memoria storica. La revisione proposta offre una visione più complessa e strategica della risposta anglosassone all’invasione normanna, evidenziando il ruolo centrale della flotta nella difesa del regno. (30Science.com)

