Roma – Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica rischia di rimanere una norma vuota se non la si “riempie” di azioni concrete e risorse adeguate. L’investimento con cui è stata approvata la Legge Pella – 700mila euro per il 2025, 800mila euro per l’anno in corso e 1,2 milioni di euro annui a decorrere per il 2027 – è però insufficiente per i circa 6 milioni di pazienti obesi che vivono in Italia. È come aver stanziato per tre anni 15 centesimi all’anno per ogni paziente. Mancano inoltre provvedimenti fondamentali, come l‘inserimento dell’obesità tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), percorsi assistenziali multidisciplinari distribuiti omogeneamente sul territorio, equità farmacologica e politiche mirate alla prevenzione. Per questo oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Obesità, la Società Italiana dell’Obesità (SIO) ha presentato al Senato Il Manifesto di Erice 2026, il documento programmatico per il contrasto a quella che è ormai una delle principali emergenze sanitarie, sociali ed economiche del Paese. “Nonostante lo sforzo normativo della Legge Pella, abbiamo bisogno di fare di più se vogliamo contrastare – dichiara Silvio Buscemi, presidente SIO -l’epidemia d’obesità, una malattia cronica, complessa e recidivante che in Italia rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, sociale ed economica. Per questo abbiamo deciso di redigere e promuovere il ‘Manifesto di Erice 2026’, un piano d’azione mirato a favorire l’accesso equo alle cure e a contrastare lo stigma”. Il manifesto si articola in dieci punti cardine. Il primo suggerisce di inserire l’obesità tra i LEA per garantire diagnosi precoce e presa in carico in tutto il territorio nazionale. “Il mondo scientifico italiano – spiega Buscemi- riconosce l’obesità quale malattia cronica, progressiva e recidivante, che necessita di diagnosi precoce, di presa in carico strutturata e di inclusione tra i Livelli Essenziali di Assistenza e garanzia di accesso uniforme ad assistenza e cure in tutto il territorio nazionale”. Altro punto chiave è la centralità del paziente: il diritto a cure appropriate e il contrasto a ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione del paziente. Nel documento, inoltre, si riconosce la necessità di un approccio multidisciplinare. “Il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire percorsi assistenziali che integrino nutrizione clinica, attività fisica, supporto psicologico, terapie farmacologiche, chirurgia bariatrica”, sottolinea Buscemi. Altrettanto fondamentale nel Manifesto di Erice è l’equità farmacologica. “Ci impegniamo a promuovere l’accesso equo, appropriato e sostenibile alla terapia farmacologica, superando disuguaglianze territoriali, economiche e sociali, e favorendo l’inserimento in percorsi regolati, monitorati e rimborsabili all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, secondo criteri di appropriatezza clinica”, aggiunge il presidente SIO. La lotta all’obesità, secondo gli scienziati, deve necessariamente passare per la prevenzione continua: politiche attive dall’infanzia all’età adulta, con focus sugli ambiti scolastici e urbani per ridurre le disuguaglianze sociali. Tra i punti cardine del Manifesto di Erice vengono inclusi anche la formazione continua degli operatori sanitari e il rafforzamento dell’integrazione tra ricerca clinica e valutazione degli esiti nel mondo reale. “Tuttavia, tutto questo non sarebbe possibile senza una collaborazione stretta con le Istituzioni per atti normativi concreti e il coinvolgimento attivo delle associazioni di pazienti – precisa Buscemi -. Infine, ci impegniamo a una comunicazione pubblica rigorosa per contrastare la disinformazione e le narrazioni dannose”. L’obiettivo finale del Manifesto di Erice è fare dell’Italia un modello scientifico e istituzionale internazionale. “Ma per farlo, è necessario passare dai ‘15 centesimi’ a un investimento reale che garantisca l’accesso equo a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche”, dichiara Buscemi. “Erice è il luogo simbolo della scienza responsabile e con questo manifesto che prende il suo nome chiediamo alle Istituzioni di tradurre i principi in atti programmatori e finanziari concreti entro la prossima programmazione sanitaria nazionale”, conclude. (30Science.com)