Roma – I linguaggi precursori della scrittura potrebbero essere considerevolmente più antichi di quanto ipotizzato finora, risalendo a oltre 40 mila anni fa. A suggerirlo uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati dell’Università del Saarland e del Museo di Preistoria e Protostoria di Berlino. Il team, guidato da Christian Bentz e Ewa Dutkiewicz, ha esaminato oltre 3.000 segni trovati su 260 oggetti risalenti a un periodo compreso tra 34 e 45 mila anni fa. I ricercatori hanno individuato un insieme di simboli, linee, tacche, punti e croci, che vengono ripetuti. Molti di questi utensili sono stati scoperti in grotte e caverne nelle Alpi Sveve, e gli scienziati ritengono che gli uomini dell’età della pietra utilizzassero le incisioni per trasmettere informazioni e raccogliere i propri pensieri.
- Tavoletta protocuneiforme del periodo Uruk IV (VAT 14774), risalente a circa 3350-3200 anni fa. Questa cosiddetta tavoletta numero-ideografica presenta segni numerici sul lato sinistro e ideogrammi più diversi sul lato destro. La tavoletta è inoltre suddivisa da una linea orizzontale. Credito Crediti: Staatliche Museen zu Berlin, Vorderasiatisches Museum / Olaf M. Tesmer, CC-BY-SA 4.0
- Tavoletta protocuneiforme del periodo Uruk V (VAT 15085), risalente a circa 3500-3350 anni fa. Questa cosiddetta tavoletta numero-ideografica reca segni numerici sul lato sinistro e un ideogramma raffigurante un recipiente dal contenuto sconosciuto sul lato destro. Credito Crediti: Staatliche Museen zu Berlin, Vorderasiatisches Museum / Olaf M. Tesmer, CC-BY-SA 4.0
- La statuetta di mammut della grotta di Vogelherd, risalente a circa 40.000 anni fa, presenta sulla sua superficie molteplici sequenze di croci e punti. Credito Credito: Universität Tübingen / Hildegard Jensen, CC-BY-SA 4.0
- La statuetta dell’Adorante proveniente dalla grotta di Geißenklösterle, risalente a circa 38.000 anni fa, è costituita da una piccola piastra d’avorio con una figura antropomorfa e molteplici sequenze di tacche e punti. L’applicazione di questi segni suggerisce un sistema di notazione, in particolare nelle file di punti sul retro della piastra. Credito Credito: Landesmuseum Württemberg / Hendrik Zwietasch, CC BY 4.0
- Oltre 40.000 anni fa, i nostri primi antenati incidevano già segni su utensili e sculture. Secondo una nuova analisi del linguista Christian Bentz dell’Università del Saarland e dell’archeologa Ewa Dutkiewicz (nella foto) del Museum für Vor- und Frühgeschichte (Museo di Preistoria e Protostoria) di Berlino, queste sequenze di segni presentano lo stesso livello di complessità e densità di informazioni della più antica scrittura protocuneiforme emersa decine di migliaia di anni dopo, intorno al 3.000 a.C. Credito Credito: Staatliche Museen zu Berlin / Juliane Eirich
- Oltre 40.000 anni fa, i nostri primi antenati incidevano già segni su utensili e sculture. Secondo una nuova analisi del linguista Christian Bentz (foto) dell’Università del Saarland e dell’archeologa Ewa Dutkiewicz del Museum für Vor- und Frühgeschichte (Museo di Preistoria e Protostoria) di Berlino, queste sequenze di segni presentano lo stesso livello di complessità e densità di informazioni della più antica scrittura protocuneiforme emersa decine di migliaia di anni dopo, intorno al 3.000 a.C. Credito Credito: Oliver Dietze
“Il nostro lavoro – afferma Bentz – ci aiuta a scoprire le proprietà statistiche uniche di questi sistemi di segni, che pensiamo essere un precursore della scrittura”. “Questi reperti – aggiunge – risalgono a decine di migliaia di anni prima dei primi sistemi di scrittura, all’epoca in cui l’Homo sapiens lasciò l’Africa, si stabilì in Europa e incontrò i Neanderthal. Le nostre analisi dimostrano che queste sequenze di segni non hanno nulla a che fare con i sistemi di scrittura odierni, ma sono frequentemente ripetuti, una caratteristica insolita per i linguaggi parlati”. I ricercatori si sono concentrati sulle tendenze di frequenza e sugli aspetti tangibili e misurabili dei segni. Questo permette di comprendere similitudini e differenze tra i sistemi, il che, a sua volta, è utile a ricostruire le origini della codifica delle informazioni. L’analisi rivela che i i cacciatori-raccoglitori paleolitici svilupparono un sistema di simboli con una densità di informazioni statisticamente paragonabile a quella delle prime tavolette protocuneiformi dell’antica Mesopotamia, realizzate 40 mila anni dopo. I ricercatori hanno digitalizzato le sequenze di segni in un database, che è stato poi utilizzato per valutare le proprietà statistiche degli inventari di segni dell’età della pietra. Attraverso metodi computerizzati, il team ha valutato la possibilità di esprimere informazioni utilizzando i segni e l’ha confrontata con quella consentita dalle prime sequenze cuneiformi e dalla scrittura moderna. Gli autori hanno applicato approcci di linguistica quantitativa come la modellazione statistica e gli algoritmi di classificazione basati sull’apprendimento automatico. “Grazie all’elevato tasso di ripetizioni e all’elevata prevedibilità del segno successivo – sottolinea Bentz – siamo stati in grado di dimostrare che la densità di informazione in questa forma di comunicazione è simile a quella della scrittura protocuneiforme, molto più recente”. “La capacità umana di codificare le informazioni in segni e simboli si è sviluppata nel corso di migliaia di anni – concludono gli scienziati – la scrittura è solo una forma specifica di una lunga serie di sistemi di segni. Questo lavoro dimostra che i nostri antenati erano già orientati verso questa capacità molto prima di quanto ipotizzato finora”. (30Science.com)







