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Dai capi tribù ai social, perché seguiamo chi è popolare

(5 Febbraio 2026)

Roma – La tendenza a seguire chi è già popolare, concentrando l’influenza in poche persone, non è un prodotto dei social network o delle società moderne, ma un tratto profondamente radicato nella psicologia umana. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications, secondo cui le disuguaglianze di influenza si formano rapidamente anche in gruppi piccoli, senza leader ufficiali e senza differenze formali di potere. La ricerca suggerisce che i meccanismi che oggi alimentano il successo di influencer, opinion leader e figure carismatiche affondano le loro radici nell’evoluzione umana e nelle dinamiche delle prime società cooperative. In contesti in cui l’apprendimento individuale è limitato, gli esseri umani tendono a osservare chi viene ascoltato dagli altri e a fare la stessa scelta, generando gerarchie di prestigio spontanee. Per testare questa ipotesi, i ricercatori hanno combinato esperimenti comportamentali, modelli computazionali e simulazioni evolutive. In uno degli esperimenti principali, circa 800 volontari sono stati suddivisi in piccoli gruppi e chiamati a svolgere un semplice compito percettivo. Dopo aver espresso una risposta personale, ogni partecipante era obbligato a copiare la risposta di un altro membro del gruppo, potendo vedere sia quanto ciascuno fosse stato accurato in passato, sia quante volte fosse già stato seguito dagli altri. I risultati mostrano che le persone non scelgono in modo casuale. Pur tenendo conto della competenza, i partecipanti tendevano a copiare soprattutto chi era già popolare. Questo comportamento ha innescato un effetto cumulativo: più un individuo veniva seguito, più la sua influenza cresceva, fino a dominare le decisioni collettive. In molti gruppi, uno o due individui sono diventati rapidamente il punto di riferimento principale nel giro di pochi minuti. Il livello di squilibrio osservato è risultato paragonabile a quello delle disuguaglianze economiche presenti in molte società contemporanee. Secondo gli autori, questo tipo di ineguaglianza non è necessariamente disfunzionale: seguire chi è percepito come competente o già riconosciuto dagli altri può rappresentare una scorciatoia efficace per prendere decisioni rapide in contesti complessi. Le simulazioni evolutive indicano che questa “psicologia del prestigio” sarebbe stata favorita dalla selezione naturale, perché aiutava i gruppi a individuare rapidamente figure da cui apprendere, migliorando coordinamento e sopravvivenza. Tuttavia, lo stesso meccanismo può anche portare a concentrazioni di potere che non riflettono sempre la reale competenza degli individui. Secondo i ricercatori, questi risultati aiutano a spiegare perché le gerarchie di influenza emergano in modo ricorrente nella storia umana, dai gruppi tribali alle organizzazioni moderne, fino alle piattaforme digitali. Comprendere questi processi non significa giustificare le disuguaglianze, ma riconoscere che la tendenza a seguire chi è popolare è una componente strutturale del comportamento umano. (30Science.com)

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