Roma – La convivenza tra comunità locali e grandi carnivori nel Parco Naturale Adamello Brenta non è segnata da un conflitto frontale tra favorevoli e contrari, ma da un’ampia area intermedia fatta di posizioni articolate, dubbi, paure e disponibilità al confronto. È quanto emerge da una ricerca biennale presentata oggi a Carisolo dal Parco Naturale Adamello Brenta, realizzata con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Sassari, che per la prima volta ha messo al centro le scienze umane – antropologia e sociologia – per analizzare il rapporto tra popolazioni e grandi carnivori.
Lo studio, intitolato “Opinioni: il pensiero della comunità su orsi e lupi”, restituisce un quadro profondamente diverso da quello che domina il dibattito pubblico, spesso caratterizzato da una forte polarizzazione mediatica. I dati mostrano infatti che la maggioranza delle persone che vivono nel territorio del Parco e nelle valli limitrofe non si colloca agli estremi – né nel rifiuto totale della presenza di orsi e lupi, né in una difesa ideologica e incondizionata – ma esprime posizioni moderate e pragmatiche, chiedendo soprattutto maggiore informazione, ascolto e coinvolgimento nei processi decisionali.
Dal punto di vista metodologico, la ricerca rappresenta un unicum nel panorama italiano: circa 20 mesi di presenza continuativa degli antropologi sul territorio, 86 interviste semi-strutturate, una cinquantina di interviste informali, oltre 2.300 risposte a un questionario (1.858 considerate valide), quattro focus group in Val Rendena, cinque incontri pubblici nelle altre valli, visite a 28 malghe durante le stagioni d’alpeggio 2023-2024 e un’analisi delle comunità digitali su Facebook che ha coinvolto circa 200mila utenti. Un lavoro che ha permesso di cogliere non solo opinioni “a caldo”, ma atteggiamenti sedimentati nel tempo, spesso invisibili nelle fasi emergenziali.
I risultati mostrano che le preoccupazioni legate a orsi e lupi – sicurezza, predazioni, impatto sulle attività agropastorali – sono reali, ma spesso si intrecciano con problemi strutturali della vita in montagna che precedono e superano la presenza dei grandi carnivori: difficoltà economiche delle malghe, carenza di personale, aumento dei costi, calo del consumo di carne, concorrenza internazionale, cambiamenti ambientali e progressivo abbandono del territorio. In questo contesto, l’orso e il lupo diventano talvolta il simbolo su cui si concentrano frustrazioni più ampie.
Le testimonianze raccolte evidenziano anche una distinzione frequente tra la presenza complessiva dei grandi carnivori e singoli animali considerati “problematici”. Molti intervistati dichiarano che la convivenza sarebbe accettabile se accompagnata da una gestione più selettiva, rapida e comprensibile, e da un sistema di prevenzione e compensazione percepito come equo. Centrale, in questo senso, è il tema del riconoscimento del lavoro degli allevatori: non solo il danno economico diretto, ma anche il tempo, lo stress e le perdite indirette legate alle predazioni.
La parte sociologica della ricerca, coordinata dall’Università di Sassari, pur non avendo valore statistico rappresentativo – data la compilazione volontaria del questionario online – fornisce indicazioni politicamente rilevanti. L’elevato numero di risposte e i quasi 1.400 commenti liberi segnalano un forte bisogno di partecipazione e di espressione, soprattutto da parte di quella fascia di popolazione che non ha posizioni ideologiche rigide e che chiede strumenti per comprendere e orientarsi. È proprio questa “maggioranza silenziosa” a rappresentare, secondo i ricercatori, il vero terreno su cui costruire politiche di gestione efficaci e condivise.
“La giornata di oggi non è solo una restituzione dei dati, ma un punto di partenza per una nuova linea d’azione”, ha spiegato il direttore del Parco, Matteo Viviani, sottolineando come la ricerca offra basi concrete per superare le contrapposizioni e avviare percorsi di gestione fondati sul dialogo. Un’impostazione condivisa anche dal presidente del Parco, Walter Ferrazza, che ha ribadito la necessità di “dare voce alle comunità” e di coinvolgere attivamente amministrazioni locali, allevatori e operatori turistici.
La tavola rotonda che ha chiuso l’incontro, con rappresentanti della Provincia autonoma di Trento, del mondo agricolo e turistico e dei ricercatori, è stata indicata come un modello replicabile di confronto tra portatori di interesse. Un approccio che, secondo i promotori dello studio, potrebbe contribuire a ridurre la conflittualità, rafforzare la fiducia nelle istituzioni e favorire una convivenza più consapevole tra esseri umani e grandi carnivori.
Parte dei materiali e delle registrazioni dell’evento saranno rese disponibili sul sito del Parco Naturale Adamello Brenta, come strumento di trasparenza e restituzione pubblica dei risultati.(30Science.com)

