Roma – I “brividi musicali”, quelle sensazioni improvvise di pelle d’oca o di scossa lungo la schiena che accompagnano i momenti di massimo piacere durante l’ascolto di una canzone, non sono soltanto un’esperienza soggettiva o legata ai ricordi personali: possono essere potenziati leggendo in tempo reale l’attività del cervello e adattando di conseguenza la selezione dei brani. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista iScience da un team di ricercatori guidato da Shinya Fujii, professore associato alla Faculty of Environment and Information Studies, e da Sotaro Kondoh, primo autore dello studio e JSPS Research Fellow, entrambi affiliati alla Keio University. Il gruppo di ricerca ha sviluppato una nuova interfaccia cervello-musica, denominata Chill Brain-Music Interface (C-BMI), che utilizza sensori di elettroencefalogramma miniaturizzati inseriti nell’orecchio per monitorare l’attività cerebrale mentre una persona ascolta musica. L’obiettivo è decodificare gli stati neurali associati al piacere e usare queste informazioni per costruire playlist personalizzate in grado di massimizzare l’esperienza emotiva dell’ascolto. Numerosi studi di neuroscienze hanno già dimostrato che i brividi musicali coinvolgono il sistema cerebrale della ricompensa, attivando regioni profonde come il nucleo accumbens e lo striato, le stesse aree che rispondono a stimoli fondamentali per la sopravvivenza e il benessere, come il cibo o le interazioni sociali. Tuttavia, come sottolineano Fujii e Kondoh, nonostante l’enorme disponibilità di musica offerta dalle piattaforme di streaming, questi picchi di piacere restano difficili da evocare in modo affidabile. Gli algoritmi attuali si basano infatti su preferenze passate, generi musicali o caratteristiche acustiche, ma restano “ciechi” rispetto allo stato emotivo reale dell’ascoltatore nel momento dell’ascolto. Per superare questo limite, i ricercatori hanno progettato un sistema a circuito chiuso che combina due modelli personalizzati per ciascun partecipante. Il primo modello stima il piacere musicale a partire dalle caratteristiche sonore dei brani; il secondo decodifica, dai segnali EEG registrati all’interno dell’orecchio, se il cervello si trovi in uno stato di alto o basso piacere. Durante l’esperimento, i partecipanti hanno ascoltato diverse playlist: alcune venivano aggiornate dinamicamente sulla base dei segnali cerebrali, altre si basavano esclusivamente su criteri acustici, simulando il funzionamento dei servizi di streaming tradizionali. I risultati mostrano che le playlist aggiornate in tempo reale sulla base dell’attività neurale hanno indotto un numero significativamente maggiore di brividi musicali e valutazioni soggettive di piacere più elevate rispetto alle playlist non adattive. “Integrare i segnali cerebrali nella selezione musicale consente di superare i limiti della personalizzazione basata solo sui dati storici”, spiegano Fujii e Kondoh, evidenziando come il sistema riesca a cogliere le fluttuazioni momentanee dello stato emotivo dell’ascoltatore. Lo studio non si limita però agli effetti sul piacere musicale. I partecipanti che hanno ascoltato le playlist guidate dall’EEG hanno riportato anche una maggiore riduzione dello stress e una più marcata sensazione di benessere generale, inclusa una percezione rafforzata del senso di scopo. Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che la musica, quando adattata in modo dinamico allo stato neurale individuale, potrebbe diventare uno strumento efficace di supporto emotivo nella vita quotidiana. Un ulteriore punto di forza del C-BMI è la sua natura non invasiva e la portabilità del dispositivo: a differenza dei tradizionali sistemi EEG da laboratorio, gli elettrodi inseriti nell’orecchio possono essere integrati in normali auricolari. “Questo approccio apre nuove possibilità sia per la ricerca neuroscientifica sia per applicazioni quotidiane”, osserva Shinya Fujii, “dall’intrattenimento alla gestione dello stress, fino a potenziali utilizzi in ambito clinico”. In prospettiva, il lavoro di Fujii, Kondoh e colleghi indica una direzione chiara: l’ascolto musicale potrebbe trasformarsi da esperienza passiva a interazione dinamica tra cervello e tecnologia, in cui la musica non si limita a rispecchiare i gusti dell’utente, ma risponde in tempo reale ai suoi stati mentali ed emotivi, amplificando uno dei piaceri più universali dell’esperienza umana.(30science.com)
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Musica e neuroscienze: playlist guidate dal cervello amplificano i “brividi musicali”
(3 Febbraio 2026)
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