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Una nuova mappa ad altissima risoluzione mostra come la materia oscura ha modellato l’Universo

(27 Gennaio 2026)

Roma – La materia oscura ha organizzato la distribuzione delle galassie e favorito la nascita di stelle e pianeti, secondo la più dettagliata mappa cosmica mai realizzata, pubblicata su Nature Astronomy. La ricerca, guidata da un consorzio internazionale con il contributo dell’Università di Durham, analizza una regione di cielo osservata dal James Webb Space Telescope, utilizzando dati raccolti negli ultimi anni, per chiarire il ruolo della materia oscura come struttura portante dell’Universo.
Lo studio utilizza le osservazioni del telescopio spaziale James Webb per mappare la distribuzione della materia oscura in una porzione di cielo nella costellazione del Sestante, un’area circa due volte e mezzo più grande della Luna piena. In questa regione sono state identificate quasi 800.000 galassie, molte delle quali mai osservate prima.
La materia oscura non emette né riflette luce, ma interagisce con l’Universo attraverso la gravità. I ricercatori l’hanno individuata osservando come la sua massa curva lo spazio-tempo e devia la luce proveniente da galassie lontane, un effetto noto come lente gravitazionale. La nuova mappa mostra una corrispondenza stretta tra la distribuzione della materia oscura e quella della materia ordinaria.
“Rivelando la materia oscura con una precisione senza precedenti, la nostra mappa mostra come una componente invisibile abbia strutturato la materia visibile fino a rendere possibile la formazione di galassie, stelle e, in ultima analisi, della vita”, ha spiegato Gavin Leroy.
I dati confermano che la materia oscura si è aggregata per prima dopo il Big Bang, attirando successivamente la materia ordinaria e dando origine alle prime strutture cosmiche. Questo processo ha determinato la distribuzione su larga scala delle galassie osservate oggi e ha anticipato l’inizio della formazione stellare, creando le condizioni per la nascita dei pianeti.
La nuova mappa contiene circa dieci volte più galassie rispetto a quelle ottenute da osservatori terrestri e il doppio rispetto alle precedenti mappe basate sul telescopio Hubble, offrendo una risoluzione senza precedenti delle regioni già note e rivelando nuovi addensamenti di materia oscura.
“Dove troviamo materia ordinaria, troviamo anche materia oscura”, ha osservato Richard Massey, coautore dello studio. “L’intera nube di materia oscura che avvolge la Via Lattea ha abbastanza gravità da tenere insieme la nostra galassia. Senza di essa, la Via Lattea si disgregherebbe”.
Per affinare le stime di distanza delle galassie, il team ha utilizzato anche lo strumento a infrarossi MIRI di Webb, al cui sviluppo ha contribuito il Centre for Extragalactic Astronomy dell’Università di Durham. Le osservazioni consentono di individuare galassie oscurate dalla polvere cosmica e migliorare la precisione della mappatura.
Secondo i ricercatori, questa regione di cielo diventerà il riferimento per future mappe della materia oscura realizzate con missioni come Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea e il telescopio Nancy Grace Roman della NASA. L’obiettivo è comprendere meglio le proprietà fondamentali della materia oscura e il suo ruolo nell’evoluzione dell’Universo nel tempo cosmico.(30Science.com)

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