Valentina Arcovio

Pfas triplicano il rischio di malattie al fegato negli adolescenti

(6 Gennaio 2026)

RomaLe cosiddette “sostanze chimiche eterne”, ovvero i Pfas (sostanze per- e polifluoroalchiliche), potrebbero aumentare fino a tre volte il rischio di sviluppare malattie croniche del fegato negli adolescenti. È quanto emerge da uno studio condotto dalla University of Southern California (USC) e dalla University of Hawai, pubblicato sulla rivista Environmental Research. La ricerca si è concentrata sulla MASLD (malattia epatica steatotica associata a disfunzione metabolica), precedentemente nota come “fegato grasso”. Questa condizione, spesso silenziosa ma potenzialmente grave, colpisce circa il 10% dei bambini e fino al 40% dei giovani affetti da obesità, aumentando il rischio a lungo termine di diabete di tipo 2, cirrosi e tumori epatici. I risultati dello studio indicano che gli adolescenti con livelli elevati di Pfoa (acido perfluorooctanoico) nel sangue presentano una probabilità quasi tre volte superiore di sviluppare la MASLD. L’adolescenza è emersa come un periodo di particolare vulnerabilità, poiché il fegato è ancora in fase di sviluppo. Il rischio è ulteriormente amplificato nei soggetti con una specifica variante genetica (PNPLA3 GG) e, nei giovani adulti, dall’abitudine al fumo. I Pfas, utilizzati in padelle antiaderenti, imballaggi alimentari e tessuti idrorepellenti, sono presenti nel sangue del 99% della popolazione statunitense e in circa metà delle riserve idriche. “La MASLD può progredire silenziosamente per anni prima di causare seri problemi di salute”, spiega Lida Chatzi, docente alla USC e co-autrice dello studio. “Ridurre l’esposizione ai Pfad precocemente potrebbe rappresentare una potente opportunità di salute pubblica per prevenire malattie epatiche in età adulta”, aggiunge. Lo studio è il primo a utilizzare criteri diagnostici “gold standard” (come la risonanza magnetica per misurare il grasso epatico) per analizzare il legame tra Pfas e salute del fegato nei minori, confermando come queste sostanze non solo disturbino la biologia epatica, ma si traducano in un rischio clinico reale e immediato. (30Science.com)

Valentina Arcovio