Roma – Il virus mpox continua a evolvere e mostra caratteristiche che potrebbero favorire una nuova diffusione globale, come accaduto nel 2022. È quanto emerge da una serie di recenti analisi genetiche e sperimentali che aiutano a spiegare perché alcuni ceppi oggi in circolazione sembrano trasmettersi più facilmente tra le persone e quali rischi potrebbero comportare in futuro. Secondo i ricercatori, mpox – appartenente alla famiglia dei poxvirus, come il vaiolo – sta accumulando mutazioni che ne riducono la letalità ma ne aumentano l’efficienza di trasmissione, soprattutto attraverso contatti stretti e sessuali. Un elemento che preoccupa gli esperti è l’emergere di nuovi ceppi “ibridi”, che combinano caratteristiche genetiche di cladi differenti, segnale di una circolazione attiva e prolungata del virus nelle popolazioni umane. Studi sperimentali suggeriscono che i ceppi responsabili dell’epidemia globale del 2022, appartenenti al clade IIb, possono causare infezioni più lievi ma persistenti. In modelli animali, il virus è stato rilevato per settimane nei testicoli dopo l’infezione, con danni ai tessuti e una riduzione della produzione di spermatozoi, indicando un possibile ruolo dell’apparato riproduttivo maschile come serbatoio virale. Sebbene questi risultati non siano ancora stati confermati nell’uomo, potrebbero contribuire a spiegare l’elevata efficienza della trasmissione sessuale osservata negli ultimi anni. Parallelamente, l’attenzione degli scienziati è rivolta al clade Ib, comparso alla fine del 2023 in Africa centrale e caratterizzato da una rapida diffusione in aree urbane densamente popolate. Il suo comportamento ricorda da vicino quello del clade II prima dell’espansione globale, alimentando il timore che il virus possa nuovamente superare i confini regionali. “Abbiamo ancora molto da imparare sui ceppi attualmente in circolazione, per non parlare di quelli nuovi”, avverte Boghuma Titanji, infettivologa della Emory University. “Mpox non va sottovalutato: se gli viene permesso di adattarsi stabilmente all’uomo, potrebbe eludere nel tempo vaccini e terapie”. Gli esperti sottolineano che più a lungo il virus continua a circolare, maggiori sono le opportunità di evoluzione. Per questo, il monitoraggio genomico, la sorveglianza epidemiologica e l’accesso tempestivo a vaccinazioni e trattamenti restano strumenti chiave per prevenire una nuova emergenza globale.
“Mpox, precedentemente definito in maniera errata monkeypox (vaiolo delle scimmie) – ha spiegato all’AGI Giovanni Rezza, Professore di Igiene e Sanità Pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – si sta lentamente diffondendo a livello globale. Inizialmente presente solo in Africa equatoriale, si conoscono due ceppi principali di Mpox: il clade I, proprio dell’Africa centrale (RDC), e il clade II, tradizionalmente presente in Africa occidentale (Nigeria e dintorni). Il virus, dapprima quasi esclusivamente zoonotico (veniva per lo più trasmesso da piccoli animali della foresta, per lo più roditori, all’uomo), causava in genere piccoli focolai. In genere, però, ammalavano i bambini piccoli, mentre gli adulti venivano risparmiati. Perché? Perché Mpox è un cugino del virus del vaiolo, contro cui sino all’inizio degli anni ’80 siamo stati vaccinati. Col venire meno della vaccinazione, è aumentata la popolazione suscettibile e il virus a iniziato a diffondersi anche negli adulti. Ha quindi iniziato a circolare, però piuttosto lentamente, in quando si trasmette soprattutto per contatto diretto (es. sessuale) o comunque molto ravvicinato (all’interno dei nuclei familiari)”.
Diffondendosi sempre di più, il virus “ha iniziato ad evolvere, e un clade modificato (clade II b) ha causato nel 2022 un’ondata epidemica fra maschi che fanno sesso con altri maschi in Europa, mentre il clade II ha preso a diffondersi soprattutto in Africa. Ora è stato identificato addirittura un ricombinante Ib/IIb in un paziente tornato in UK dall’Asia. Il clade I era noto per dare un quadro clinico più pesante rispetto al clade II. I ceppi mutati sembrano più adattati all’uomo, avendo aumentato la loro contagiosità per via sessuale, ma causando nella maggior parte dei casi solo fastidiosi sintomi locali (soprattutto lesioni cutanee, tipo pustole), raramente gravi (soprattutto in immunodepressi)”. “Per fortuna – rassicura – qualora ce ne fosse bisogno è disponibile un vaccino di 3a generazione, quindi efficace ma anche sicuro, contro il vaiolo, capace di proteggere anche dal Mpox in oltre l’85% dei casi.
Insomma, sembra proprio che Mpox non voglia abbandonarci e che l’umanità sarà costretta a convivere con una nuova malattia, trasmessa soprattutto per via sessuale!”.(30Science.com)

