Roma – Il declassamento dello status di protezione del lupo è entrato ufficialmente nella normativa italiana, ma la gestione della specie richiederà più dati, competenze e coordinamento, non scorciatoie. È il messaggio emerso dalla conferenza nazionale del progetto WolfNext, che ha riunito al ministero dell’Ambiente i rappresentanti di 18 parchi nazionali per condividere risultati scientifici ed esperienze operative sulla convivenza con il lupo. Il cambio di status, da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, recepito dall’Italia dopo la modifica della Convenzione di Berna e della direttiva Ue 2025/1237, apre ora una fase nuova, centrata sulla gestione e non più solo sulla conservazione. Secondo i tecnici del progetto, tuttavia, l’idea che l’abbattimento possa essere una soluzione rapida è non solo illusoria ma controproducente. “Se l’approccio è mandare i cacciatori a sparare, è quello sbagliato, non per ideologia ma perché non produce risultati”, ha spiegato Simone Angelucci, referente di WolfNext per il Parco nazionale della Maiella, sottolineando che senza monitoraggio, selettività e conoscenza del territorio i prelievi rischiano di essere inefficaci. I dati raccolti dal sistema dei parchi mostrano che la gestione del lupo è un’attività complessa che comprende monitoraggio continuo, prevenzione dei danni agli allevamenti, indennizzi, contrasto al bracconaggio, aspetti sanitari e interventi in ambito periurbano, sempre più frequenti. Un patrimonio di conoscenze che, secondo i promotori del progetto, diventa ora essenziale per supportare le Regioni, chiamate a definire eventuali piani di prelievo dopo l’atteso decreto ministeriale che stabilirà le quote regionali, su un massimo nazionale di 160 lupi all’anno. “Le Regioni chiedono supporto tecnico, dati ed expertise”, ha spiegato Eugenio Dupré del Mase, evidenziando il ruolo centrale del sistema dei parchi nel garantire che eventuali prelievi siano sostenibili e accompagnati da misure di prevenzione e repressione delle uccisioni illegali. Un nodo critico resta proprio il bracconaggio, che oggi non rientra nel conteggio dei prelievi: “Con i radiocollari abbiamo scoperto che molte morti illegali non emergono nemmeno”, ha spiegato Angelucci, sottolineando la necessità di quantificare il fenomeno prima di prendere decisioni strutturali. Il progetto WolfNext, attivo dal 2021, ha dimostrato che uccidere i lupi non è una soluzione automatica ai conflitti, mentre investire in conoscenza, prevenzione e capacità operative sui territori è la chiave per una gestione efficace nella nuova fase aperta dal declassamento della specie.(30Science.com)
WWF contro il declassamento. “Scelta ideologica, non risolve i conflitti”
Roma – Il declassamento dello status di protezione del lupo rappresenta una scelta politica “insensata” che va contro le evidenze scientifiche e non risolve i conflitti con le attività umane. È la posizione del WWF Italia dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che recepisce a livello nazionale l’abbassamento della tutela della specie. Secondo l’associazione ambientalista, il provvedimento non costituisce un via libera alla caccia al lupo, poiché per rendere effettivo il declassamento è necessaria la modifica della legge 157/92, che attualmente classifica il lupo come specie rigorosamente protetta. “Il decreto apre la strada a una maggiore flessibilità nella gestione, ma il lupo resterà comunque una specie protetta e dovrà essere garantito il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente”, sottolinea Dante Caserta, direttore Affari istituzionali e legali di WWF Italia. L’organizzazione critica l’accelerazione dell’iter normativo, sostenendo che l’Italia non abbia ascoltato gli appelli della comunità scientifica e abbia alimentato un allarme sociale non supportato dai dati: secondo il WWF, infatti, il lupo è responsabile di appena lo 0,6 per cento delle perdite di bestiame. Le Regioni, una volta completato il quadro normativo, potranno definire piani di prelievo limitati e motivati, valutati da Ispra, nel rispetto delle quote massime stabilite a livello nazionale, ma questo non implica automaticamente l’abbattimento di 160 lupi all’anno. “Oggi mancano dati aggiornati sul numero di lupi già uccisi illegalmente in molte aree del Paese”, avverte Isabella Pratesi, direttrice del programma Conservazione del WWF Italia, secondo cui il rischio è l’apertura di una nuova stagione di contenziosi senza benefici concreti per la zootecnia. Per il WWF, l’abbattimento non è una soluzione efficace ai conflitti, come dimostrano numerosi studi condotti in Europa e Nord America, mentre l’unica strada sostenibile resta l’investimento sistematico in prevenzione, dialogo e corretta gestione del territorio.(30Science.com)

