Valentina Arcovio

Dai rifiuti della plastica i nuovi farmaci antitumorali

(19 Dicembre 2025)

Roma – Ideare un sistema che possa trasformare i normali rifiuti di plastica in ingredienti utili alle terapie antitumorali. A questo obiettivo è stato orientato uno studio, pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie International Edition, condotto dagli scienziati dell’Università di St Andrews. Il team, guidato da Amit Kumar, ha sviluppato un approccio innovativo per dare una nuova vita ai rifiuti di plastica. I rifiuti domestici in PET, o polietilene tereftalato, comprendono ad esempio bottiglie di plastica e tessuti, e possono essere riciclati in modi meccanici o chimici. Questa seconda tipologia scompone le lunghe catene in singole unità chiamate monomeri o in altre sostanze chimiche di valore. Il gruppo di ricerca ha scoperto che utilizzando un processo di semi-idrogenazione catalizzato dal rutenio, i rifiuti di PET potrebbero essere depolimerizzati in una sostanza chimica preziosa, l’etil-4-idrossimetil benzoato (EHMB). Questo composto svolge un ruolo intermedio chiave per la sintesi di numerosi composti importanti, tra cui il farmaco antitumorale di successo Imatinib, l’acido tranexamico, la base per i farmaci che favoriscono la coagulazione del sangue, e l’insetticida Fenpirossimato. Attualmente, questi tipi di farmaci vengono creati utilizzando materie prime di origine fossile, spesso utilizzando reagenti pericolosi che producono notevoli quantità di rifiuti. Questa ricerca innovativa offre notevoli vantaggi ambientali rispetto ai metodi industriali convenzionali per la produzione di EHMB, come confermato da un’analisi comparativa dei punti critici in un approccio semplificato di valutazione del ciclo di vita. Ciò significa individuare rapidamente le fasi del ciclo di vita di un prodotto che causano il maggiore impatto ambientale, in modo da sapere dove i miglioramenti saranno più significativi. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’EHMB può essere convertito in un nuovo poliestere riciclabile. “Nel nostro lavoro – afferma Kumar – abbiamo combinato analisi cinetiche e meccanicistiche dettagliate per comprendere il comportamento del catalizzatore nelle condizioni di reazione e abbiamo utilizzato queste conoscenze per ottimizzare il sistema verso numeri di turnover record fino a 37mila. Questo sottolinea l’importanza di intuizioni meccanicistiche fondamentali per ottimizzare la durabilità del catalizzatore e l’efficienza complessiva del processo”. “La produzione farmaceutica – conclude Benjamin Kuehne, altra firma dell’articolo – genera notevoli quantità di rifiuti per chilogrammo di prodotto, evidenziando l’urgente necessità di processi chimici innovativi e sostenibili e di materie prime con un impatto ambientale ridotto”. (30Science.com)

Valentina Arcovio