Roma – Le analisi del Copernicus Atmosphere Monitoring Service mostrano che nel 2025 gli incendi hanno raggiunto livelli eccezionali in Europa e Nord America, con emissioni record per l’Unione Europea e il Regno Unito e il secondo valore più alto mai registrato in Canada. Le osservazioni satellitari e modellistiche evidenziano un forte peggioramento della qualità dell’aria associato al fumo trasportato su lunghe distanze e un aumento dell’energia sprigionata dai roghi in più regioni dell’emisfero nord.
In Europa, ondate di calore, siccità e venti intensi hanno portato il totale annuo delle emissioni da incendi a quasi 13 megatonnellate di carbonio, il massimo della serie CAMS dal 2003. Spagna e Portogallo hanno registrato incendi particolarmente severi, con fumi che hanno raggiunto anche il Regno Unito. La Grecia, la Turchia e Cipro hanno vissuto episodi altrettanto estremi, con l’isola che ha superato in due giorni il proprio massimo storico. Anche il Regno Unito ha segnato il valore annuo più alto in 23 anni a causa dei grandi incendi in Scozia.

Ubicazione giornaliera degli incendi, intensità e pennacchi di fumo in tutto il mondo tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2025, in base alle previsioni di CAMS GFAS e di profondità ottica degli aerosol di materia organica.
Il 2025 ha visto condizioni estreme anche in Nord America. In Canada, gli incendi hanno liberato circa 250 megatonnellate di carbonio entro ottobre, confermando il terzo anno consecutivo di attività eccezionale. Negli Stati Uniti, un vasto incendio in California a gennaio è stato favorito da una rapida transizione tra periodi molto umidi e condizioni di siccità severa, causando concentrazioni di particolato PM2.5 ben oltre i limiti di sicurezza e ricadute sulla qualità dell’aria in ampie aree urbane.
Altri focolai rilevanti si sono verificati nell’Estremo Oriente russo, in Siria, in Australia e in diverse regioni dell’Africa tropicale, che rimane il principale contributore globale alle emissioni da incendi nonostante il calo di lungo periodo nelle savane. I dati CAMS indicano un aumento degli episodi estremi negli ultimi anni, in un contesto di forte variabilità regionale. In altre aree, come il Sud America e parte del Sud-Est asiatico, l’attività è invece rimasta inferiore alle medie recenti. “Il 2025 ha mostrato incendi estremi e un impatto sulla composizione atmosferica ben oltre le zone colpite”, ha osservato Mark Parrington del CAMS, sottolineando la necessità di monitoraggio continuo e azioni coordinate. (30Science.com)

