(AGI) – Roma, 9 dic. – Il telescopio spaziale James Webb ha identificato la supernova più antica mai osservata, originata da un’esplosione stellare avvenuta quando l’Universo aveva 730 milioni di anni, e per la prima volta ha rivelato anche la galassia ospite. La scoperta, descritta in due articoli su Astronomy & Astrophysics Letters (articolo 1 e articolo 2), conferma che il lampo gamma GRB 250314A era associato al collasso di una stella massiccia, fornendo un nuovo punto di riferimento per lo studio delle prime fasi cosmiche.
La rilevazione è stata resa possibile grazie a un programma di osservazioni rapide di Webb, attivato dopo la segnalazione iniziale del lampo gamma da parte della missione franco-cinese SVOM il 14 marzo 2025. In meno di due ore il telescopio Swift di NASA ha determinato la posizione X del fenomeno e successive osservazioni da terra hanno confermato un afterglow infrarosso compatibile con un oggetto estremamente lontano. Il Very Large Telescope ha quindi stimato l’epoca dell’evento, collocandolo a 730 milioni di anni dal big bang e rendendolo uno dei pochissimi casi registrati nel primo miliardo di anni dell’Universo.
La supernova ha mostrato un andamento sorprendentemente simile a quello delle esplosioni moderne: la firma luminosa, osservata da Webb tre mesi e mezzo dopo il lampo gamma, ha rivelato un’evoluzione prolungata a causa dell’allungamento temporale indotto dall’espansione cosmica. I ricercatori sottolineano che tali analogie sfidano le ipotesi sui primi cicli stellari, che prevedono stelle più massicce, povere di elementi pesanti e collocate in un contesto – l’Era della Reionizzazione – in cui il mezzo intergalattico era ancora opaco alla luce energetica.
Un risultato particolarmente rilevante è la prima identificazione della galassia ospite, rilevata come una debole macchia rossastra compressa in pochi pixel. Webb ha mostrato che questa galassia primordiale possiede caratteristiche simili ad altre strutture dell’epoca, aprendo la possibilità di utilizzare i lampi gamma come “fari” per studiare l’ambiente galattico nei primi istanti cosmici. Il team è già autorizzato a proseguire con nuove osservazioni, puntando a sfruttare gli afterglow dei lampi gamma per ottenere uno spettro dettagliato delle galassie più lontane e ricostruire l’evoluzione della formazione stellare.
Lo studio è stato condotto da un consorzio internazionale guidato da ricercatori delle università di Radboud, Warwick, Leicester, dal CEA Paris-Saclay e da altri centri europei e statunitensi. Le osservazioni sono state effettuate con il programma di tempo discrezionale del direttore (#9296), utilizzando gli strumenti NIRCam e NIRSpec. Webb, frutto della collaborazione tra NASA, ESA e CSA, continua così a stabilire record di profondità cosmica, dimostrando la capacità di indagare singole stelle e galassie nei primi cinque per cento della storia dell’Universo. (AGI)

