Emanuele Perugini

Scienza: ai Lincei il convegno che richiama l’urgenza di capire la guerra per costruire la pace

(1 Dicembre 2025)

Roma – Comprendere le radici profonde dei conflitti e individuare strumenti, istituzioni e norme per costruire una pace duratura: è stato questo il cuore del convegno Guerra e pace dell’Accademia Nazionale dei Lincei, aperto dal presidente Roberto Antonelli, che ha definito il tema “quello che oggi sovrasta tutti gli altri, perché riguarda la possibilità stessa che vi sia un futuro per l’umanità”. Antonelli ha ricordato come il convegno si collochi nel percorso dedicato a Il futuro dell’umanità, già sviluppato dall’Accademia. “La guerra – ha osservato – è un dato di fatto su cui ragionare, ma sempre accompagnata dalla riflessione sulla pace, quale speranza ineludibile”. L’Europa, ha aggiunto, rimane “al centro della nostra attenzione”, in un momento segnato da “una crisi radicale dell’Unione Europea, sia nei principi fondativi sia nel suo assetto istituzionale e politico”, proprio mentre sarebbe fondamentale un ruolo di mediazione.

Il Presidente ha richiamato la pericolosa trasformazione dei conflitti nell’era nucleare: “Dopo Hiroshima i limiti della guerra si sono spostati oltre ogni precedente, rendendo datata quasi ogni riflessione storica”. L’equilibrio del terrore, ha spiegato, ha lasciato spazio “a un disordine internazionale generatore di Stati pronti a dotarsi dell’arma atomica”, con un “aumento esponenziale dei rischi di errori” e di escalation non controllate. Un rischio che l’opinione pubblica spesso ignora: “Nessuno sembra rendersene conto, forse confidando paradossalmente che la stessa assurdità di una guerra globale la renda impossibile”.

La guerra, ha detto Antonelli, resta “persistente nella vita umana”, ma la pace deve diventare “il vero obiettivo inevitabile”. Invertire la prospettiva, per il Presidente, è essenziale: “Se la guerra è considerata inevitabile, è la pace che deve essere pensata come inevitabile”. Da qui la necessità di analisi che attraversino tutte le discipline.

Il programma ha infatti affrontato diritto di pace e di guerra, scenari nucleari, intelligenza artificiale, economia globale, sicurezza sanitaria e alimentare, fino ai dossier Ucraina e Gaza. “Occorre scomporre un problema complesso in parti tematiche – ha spiegato – per poi ricomporle e fornire strumenti di ragionevolezza a dibattiti spesso frammentati e unilaterali”. Le sessioni sono state costruite per mettere in relazione cause, forme e conseguenze dei conflitti e per ragionare sulle condizioni per un nuovo ordine internazionale condiviso.

Antonelli ha ricordato anche il ruolo del sapere: “Il compito della scienza è comprendere, criticare e proporre; il compito di realizzare spetta alla politica”. Ma la politica, ha aggiunto, non può agire senza “il sostegno dell’opinione pubblica informata, strumento indispensabile di stimolo”. In questo senso, il convegno ha voluto offrire “un contributo, magari minimo, ma positivo”, in una fase storica in cui “la legge della forza e degli interessi economici, addirittura di vere e proprie famiglie governanti, sembra prevalere su ogni altro diritto”.

Il messaggio conclusivo è un invito alla lucidità: “Occorre comprendere la guerra per poter costruire la pace”. E farlo ora, prima che nuovi errori, nuove ambizioni geopolitiche e nuove tecnologie rendano ancora più fragile la sopravvivenza dell’umanità.(30Science.com)

Emanuele Perugini
Sono un giornalista. Sono nato nel 1970 e ho cominciato a scrivere nel 1994. Non ho più smesso. Nel corso della mia carriera ho scritto molto di scienza, di ambiente, di salute cercando di portare la scienza e la profondità dell'analisi scientifiche in ogni ambito di cui mi sono occupato.