Gianmarco Pondrano d'Altavilla

La Cina ha un piano per il regolare l’IA in tutto il mondo

(2 Dicembre 2025)

Roma – La Cina punta alla creazione di un organismo globale dedicato alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale (IA), con l’obiettivo di armonizzare le normative nazionali e fornire un quadro legislativo coerente per guidare la trasformazione tecnologica in corso. Lo riporta la rivista Nature. Durante un incontro del forum Asia-Pacific Economic Cooperation lo scorso ottobre, il presidente cinese Xi Jinping ha rilanciato la proposta di istituire la World AI Cooperation Organization (WAICO), una struttura internazionale che riunirebbe diversi Paesi come primo passo verso una governance globale dell’IA. L’iniziativa si inserisce nella strategia cinese di assumere un ruolo guida nel settore, in contrapposizione al modello statunitense improntato a una limitata regolamentazione. Secondo alcuni esperti, come l’informatica Wendy Hall dell’Università di Southampton, la Cina al momento si distingue per trasparenza e politiche attive nel campo dell’IA. Le aziende cinesi, anche grazie alle indicazioni del governo, rilasciano frequentemente modelli open source, mentre le istituzioni puntano meno sulla cosiddetta intelligenza artificiale generale — macchine in grado di superare l’intelligenza umana — e più sull’utilizzo dell’IA come motore di crescita economica. Un esempio è la politica “AI+” introdotta in agosto, ricorda Kwan Yee Ng di Concordia AI. La Cina è stata inoltre tra i primi Paesi a dotarsi di norme specifiche sull’IA, a partire dal 2022, con regolamenti che riguardano contenuti dannosi, privacy e sicurezza dei dati. Gli sviluppatori che intendono lanciare servizi di IA al pubblico devono sottoporre i propri modelli ai test delle autorità cinesi, rendendo alcuni sistemi — come il modello R1 della società DeepSeek — tra i più regolamentati al mondo, afferma Joanna Bryson della Hertie School di Berlino. Tuttavia, secondo la ricercatrice giuridica Angela Zhang, le autorità applicano queste norme in modo relativamente flessibile. Gli Stati Uniti, al contrario, non dispongono di una legislazione federale organica sull’IA. A gennaio il presidente Donald Trump ha revocato un ordine esecutivo che mirava a garantire la sicurezza dell’IA e si è posizionato su una linea pro-industria, proponendo di impedire ai singoli Stati di introdurre regolamentazioni autonome. L’Unione Europea ha adottato un approccio basato sulla classificazione dei rischi, con obblighi diversi in base alla potenza e all’applicazione dei sistemi di IA. Le norme iniziano a entrare in vigore da agosto. Il Regno Unito, invece, ha rimandato almeno al prossimo anno l’introduzione di una legislazione completa. A livello internazionale, l’unica regolamentazione giuridicamente vincolante proviene dal Consiglio d’Europa, che nel maggio 2024 ha varato una Convenzione quadro sull’IA, impegnando i Paesi firmatari a far rispettare diritti umani e principi fondamentali attraverso le proprie leggi nazionali. Tuttavia la convenzione non prevede sanzioni né un organismo sovranazionale di controllo, osserva Lucia Velasco dell’AI Governance Initiative della Oxford Martin School. Oltre a questo, esistono vari accordi non vincolanti come la Raccomandazione UNESCO sull’etica dell’IA, i principi OCSE sull’intelligenza artificiale e la Dichiarazione di Bletchley, firmata da 28 Paesi durante il summit britannico del 2023. Gruppi di esperti hanno inoltre prodotto rapporti sui rischi dell’IA, tra cui l’International AI Safety Report. L’ONU ha avviato un processo di consultazione e istituito un comitato scientifico per supportare i governi nello sviluppo di normative. Secondo i funzionari cinesi, WAICO rappresenterebbe un mezzo per coordinare le regole globali sull’IA, rispettando le differenze nazionali e sostenendo i Paesi del Sud del mondo. Pechino ha proposto Shanghai come sede centrale, ma molti dettagli restano da definire. È improbabile che l’organizzazione avrebbe poteri coercitivi; potrebbe però fungere da piattaforma per allineare progressivamente le politiche internazionali. L’appello di Xi, il quarto in pochi mesi da parte di rappresentanti cinesi, segnala l’importanza strategica attribuita dal governo al progetto. Tuttavia, la competizione tra Stati Uniti e Cina per la leadership globale dell’IA rende complesso raggiungere accordi internazionali vincolanti, avverte Grace Gonzales di ControlAI. Dopo la Dichiarazione di Bletchley, l’attenzione sul tema della sicurezza dell’IA è diminuita nei successivi incontri di Seul e Parigi, e al momento mancano solide piattaforme governative di confronto tra le principali potenze del settore. (AGI) Gianmarco Pondrano Altavilla

Gianmarco Pondrano d'Altavilla