Roma – Si tratterebbe solo di un problema di prospettiva e di visione, la supposta assenza di coda dell’oggetto interstellare 3I/ATLAS. Commentando le speculazioni dello studioso di Harvard, Avi Loeb che, in un recente intervento apparso su Medium, aveva indicato l’assenza di una coda chiaramente visibile come un’ulteriore prova della stranezza di 3I/ATLAS, ricercatori dell’INAF e del Virtual Telescope Project hanno chiarito che le immagini poste alla base dell’intervento di Loeb soffrono di problemi di prospettiva e sono state scattate in condizioni non ottimali di visione. Secondo Loeb “ Sulla base della conservazione della quantità di moto ho dedotto che la frazione di massa persa durante il passaggio al perielio di 3I/ATLAS è maggiore del 13 per cento. Per una tipica cometa, questo avrebbe dovuto dare origine a una chioma enorme con polvere e gas, che sarebbe stata spinta dalla pressione della radiazione solare e dal vento solare fino a formare la tipica coda cometaria rivolta in direzione opposta al Sole. Nessuna coda del genere è visibile nelle nuove immagini del 5 novembre 2025”.

Immagine post-perielio di 3I/ATLAS, riportata il 5 novembre 2025 dal Virtual Telescope Project. Credito: Gianluca Masi e The Virtual Telescope Project
A queste argomentazioni ha risposto in primo luogo Albino Carbognani, ricercatore dell’INAF presso l’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna: “La 3I/ATLAS – spiega – non ha mai avuto un gran coda da mostrare, normale visto che non si è mai avvicinata troppo al Sole. Anche se la 3I/ATLAS è passata al perielio il 29 ottobre questa cometa è rimasta a oltre 200 milioni di km dal Sole e ora che è uscita dalla congiunzione si sta mostrando molto di scorcio quindi la coda si proietta praticamente sulla chioma e non è visibile per motivi di prospettiva”. Problemi di prospettiva cui si sono aggiunti problemi di chiarezza di visione come aggiunto da Gianluca Masi, fondatore del Virtual Telescope Project e autore di una delle immagini poste a corredo dell’intervento di Loeb: “Le osservazioni sono state compiute in questi giorni con la luna piena o quasi, e quindi il cielo era davvero luminoso e con 3I/ATLAS bassa all’orizzonte, entrambi fattori di scarsa visibilità”. Anche l’ulteriore argomentazione di Loeb a favore della “peculiarità” dell’oggetto interstellare, vale a dire l’aver mostrato un’accelerazione non gravitazionale può secondo gli studiosi essere spiegata senza dover far ricorso all’ipotesi aliena: “Il semplice outgassing – conclude Mario Giuseppe Guarcello, primo ricercatore presso INAF – Osservatorio Astronomico di Palermo – è sufficiente a produrre accelerazioni non gravitazionali in 3I/ATLAS”.(30Science.com)
