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Svizzera, start up inaugura il primo computer biologico con neuroni umani accessibile online

(12 Novembre 2025)

Roma – Nel cuore della Svizzera, a Vevey, sulle rive del lago di Ginevra, minuscoli agglomerati di cellule cerebrali umane stanno cambiando la storia del calcolo. Racchiusi in capsule grandi quanto un granello di sabbia, questi organoidi neuronali coltivati in laboratorio costituiscono l’elemento base del primo computer biologico accessibile via web, sviluppato dalla startup FinalSpark. La piattaforma, denominata Neuroplatform, consente ai ricercatori di tutto il mondo di collegarsi a un sistema vivente, inviare stimoli elettrici e riceverne in tempo reale le risposte, aprendo così la strada a una nuova era del wetware computing, dove il silicio lascia spazio ai neuroni.

Il principio alla base è semplice ma rivoluzionario: sostituire i transistor tradizionali con reti di cellule nervose umane in grado di apprendere, rispondere e adattarsi. Ogni “bioprocessore” è costituito da sfere di circa 10.000 neuroni, derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che vengono mantenuti in vita su matrici di microelettrodi. Questi sensori permettono un dialogo bidirezionale con le cellule: gli scienziati possono stimolarle inviando impulsi elettrici organizzati, mentre il sistema misura le risposte generate dalle sinapsi, traducendole in dati interpretabili da algoritmi di intelligenza artificiale.

Il risultato è un dispositivo ibrido, metà biologico e metà digitale, capace di elaborare informazioni con un’efficienza energetica ineguagliata. Il cervello umano, infatti, compie miliardi di miliardi di operazioni al secondo consumando appena 20 watt, una quantità di energia che un supercomputer consuma in una frazione di secondo. La promessa di FinalSpark è quella di costruire sistemi che possano avvicinarsi a tale livello di efficienza, riducendo di milioni di volte il dispendio energetico richiesto per eseguire compiti di apprendimento e riconoscimento.

Il servizio live view, disponibile sul sito dell’azienda, consente di osservare in tempo reale l’attività elettrica dei biochip ospitati nel laboratorio di Vevey. La piattaforma è accessibile via API e notebook Python, e permette di programmare stimoli, visualizzare i segnali in uscita e registrarne l’evoluzione. Alcuni gruppi accademici – come quelli dell’Università di Bristol, dell’Università del Michigan e della Freie Universität di Berlino – utilizzano già la Neuroplatform per studiare il comportamento neurale e addestrare modelli di apprendimento biologico.

Secondo il cofondatore di FinalSpark, Fred Jordan, l’obiettivo è creare un’infrastruttura “green computing” capace di affiancare, e un giorno forse sostituire, i sistemi basati su chip di silicio. “Vogliamo dimostrare che i neuroni possono elaborare informazioni in modo più efficiente, sostenibile e naturale”, ha dichiarato in un’intervista. L’azienda, che offre accesso gratuito ai team accademici selezionati e abbonamenti premium per partner industriali, sostiene che i bioprocessori potranno essere impiegati in futuro per applicazioni di intelligenza artificiale adattiva, simulazione biologica e robotica cognitiva. Per ora, la tecnologia di FinalSpark resta soprattutto una piattaforma sperimentale, utile a comprendere come i neuroni elaborano segnali e apprendono in condizioni controllate. Ma la possibilità di costruire computer biologici, capaci di adattarsi e risparmiare energia, segna un punto di svolta nella convergenza tra neuroscienze, bioingegneria e intelligenza artificiale. (30Science.com)

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